Antonio Maglio agli esami da professionista
  • In occasione del 42mo della nascita del “Quotidiano di Lecce Brindisi Taranto” (6 giugno 1979), oggi “Nuovo Quotidiano di Puglia”, un ricordo personale del direttore de ilGrandeSalento.it, Lino De Matteis, su Antonio Maglio, promotore e cuore pulsante di quell’iniziativa editoriale che ha cambiato il panorama dell’informazione in Puglia.

di Lino DE MATTEIS

Come un aratro tenace e silenzioso, Antonio Maglio ha lasciato un solco indelebile nel panorama editoriale pugliese, profondamente cambiato dal suo passaggio e dalla sua opera di giornalista ed “editore”. Sì, certo, perché lui era essenzialmente un giornalista curioso e colto, ma quando le sue intuizioni editoriali non trovavano editori disponibili ad assecondarle, lui si “inventava” l’editore a cui affidarle, consentendo così a se stesso di fare il giornalista. E’ quanto avvenuto con il “Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto”, la sua creatura più grande, oggi “Nuovo Quotidiano di Puglia”, il giornale più diffuso nelle tre province del Grande Salento e il secondo in Puglia.

Già mentre era alla guida del settimanale “La Tribuna del Salento”, nei primi anni Settanta, chiamato a dirigerlo da Ennio Bonea, Maglio sognava un quotidiano qui nel Salento. Una lucida follia intrisa di passione e di razionalità. Non poteva, infatti, essere altro allora se non una follia immaginare un quotidiano in questo estremo lembo della Puglia, nel sud del sud, dove dominava incontrastato il quotidiano barese “La Gazzetta del Mezzogiorno”.

La “Tribuna” fu il presupposto, il retroterra logistico indispensabile per la nascita del quotidiano. Il prestigioso settimanale salentino, diretto per qualche tempo anche da Aldo Bello e poi da Totò Vergari, diventò la fucina, il pensatoio, il laboratorio del grande progetto. Fu una palestra di libertà, dove Maglio radunò e formò un gruppo di giovani giornalisti, che con lui passarono poi a “Quotidiano”. Con lui la “Tribuna” cresceva, aumentava le vendite e l’autorevolezza, ma proprio per questo era diventata troppo stretta per quella redazione che si professionalizzava sempre di più e che aveva dato vita, il 23 luglio 1975, alla prima cooperativa di giornalisti in Terra d’Otranto, la Co.Gi.Sa. (Cooperativa giornalisti salentini). Ne facevano parte Ennio Bonea, Costantino Cavallini, Antonio Maglio, Nino Sorani, Lino De Matteis, Piero Lisi, Antonio Corcella, Toti Carpentieri e Fernando Colaci.

Irrefrenabile nella sua volontà di realizzare il “suo quotidiano”, Maglio lavorava su due fronti: mentre, da una parte, pensava agli strumenti per la stampa, cercando per tutta l’Italia qualche rotativa usata che facesse al caso, dall’altra cercava di mettere insieme una società editrice che amministrasse l’iniziativa editoriale. Nacque così, il 6 novembre 1978, l’Edisalento s.r.l. che diede vita al “Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto” e che aveva come soci fondatori Ennio Bonea, Francesco Flascassovitti, Girolamo Manisco, Giuseppe Marra, Antonio Maglio, Lino De Matteis, Antonio Corcella, Marcello Primiceri, Michele Dodde, Federico Cartelli, Fernando Colaci e Anna Carpentieri.

La “Tribuna” chiuse i battenti il 22 marzo 1979 e il primo numero del “Quotidiano” vide la luce a Lecce, in viale degli Studenti, il 6 giugno 1979. Fu l’alba di una nuova era per l’editoria pugliese. Spezzando il monopolio della “Gazzetta”, il “Quotidiano”, non solo ne stimolò la competitività migliorandone i contenuti, ma ampliò il mercato dei lettori avvicinando alla lettura nuove e più giovani fasce di utenti. Un’avventura di successo in un territorio di frontiera.

Un giornale fresco, vivace, moderno, animato da un manipolo di giovani giornalisti che ebbero la fortuna di poter lavorare a casa loro senza dover emigrare nei santuari del giornalismo, a Roma o a Milano. Ma una delle maggiori novità che caratterizzarono il giornale fu un’altra invenzione di Maglio: una serie di inserti monografici che rappresentarono la più approfondita ricerca storico-antropologica dell’area jonico-salentina, rimasta fino ad oggi insuperata. Quei fascicoli distribuiti insieme al quotidiano diventarono un appuntamento fisso in edicola per tantissimi affezionati lettori ma ne avvicinarono al giornale tantissimi altri. Un successo dietro l’altro, a cominciare da “Ieri” (raccolta di vecchie immagini ritrovate di Lecce, Brindisi e Taranto), “Racconti sotto la luna” (viaggio attraverso storie e leggende delle tre province), “Lecce” (un itinerario narrato dentro la città), “Babbarabbà” (storie e leggende sui soprannomi paesani), “Pani, pesci e briganti” (ricette tipiche del territorio descritte attraverso le loro storie e leggende), “Santi” (storie popolari e i miracoli attribuiti ai santi patroni), “Maleparole” (insultarlo ragionato nei dialetti paesani), “Gli stemmi raccontano” (storie e leggende degli emblemi comunali), “Nelle notti di luna piena” (favole e leggende dei vari centri), “La Iapigia” (radici storiche e cultura di questa terra), “Concittadini” (personaggi e famiglie illustri delle proprie città), “Rucola e caviale” (raccolta di ricette di rinomati ristoratori pugliesi a cura di Rina Durante, altro pilastro tra i collaboratori che il “Quotidiano” di quegli anni poteva vantare).

Giornalista dal pensiero libero, Maglio fu sempre gelosissimo della sua autonomia e indipendenza da qualsiasi potere. Una caratteristica che lo portò a non assumere mai la direzione della sua creatura, nonostante ne fosse stato l’anima realizzatrice. Era probabilmente consapevole che assumerne la direzione avrebbe necessariamente significato dover accettare inevitabili compromessi, inaccettabili per lui. E la parabola della sua storia con “Quotidiano” va forse ricercata proprio in questo suo desiderio di autonomia e indipendenza. Lasciando l’esperienza della “Tribuna” scrisse chiaramente nel suo breve saluto ai lettori: «… Questo commiato mi è particolarmente doloroso perché sancisce la fine di un giornale senza padroni».

Una volta che la sua creatura cominciò a camminare con le proprie gambe, il suo sogno di libertà si scontrò probabilmente con una realtà molto più prosaica. E quando si rese conto che il “suo” giornale era diventato qualcos’altro di ciò che lui aveva sognato, nel novembre del 1996 tolse il disturbo, senza sbattere la porta, come era nel suo stile di gentiluomo. «… Pensiamo a quanto di bene abbiamo fatto con il “nostro Quotidiano”. L’ultima volta che sono venuto in Italia mi sono angosciato: non sentivo il bisogno di comprarlo. E ciò mi ha molto rattristato: in passato se stavo assente per più di due settimane me lo facevo mandare, e non appena atterravo correvo a prendere in aeroporto l’edizione di Brindisi. Ma quel giornale aveva un senso. Anche questo ce l’ha, ma il senso è un altro, non il mio”, mi scrisse una volta nel 2001 in una e-mail da Toronto, dove si era recato, insieme alla moglie Luisella, per continuare la sua esperienza di giornalista-editore al “Corriere Canadese”, il quotidiano in lingua italiana, dove per qualche tempo assunse la carica di “editore associato”.

In Canada raccontò l’Europa ai connazionali d’oltreoceano, ma osservò e racconto anche la loro realtà di emigrati. Girò in lungo e in largo il nuovo continente, e come vicepresidente del “Consorzio giornali italiani transoceanici” e collaboratore del Gruppo editoriale “L’Espresso”, contribuì a diffondere in accoppiata la “Repubblica”, oltre che con il “Corriere Canadese”, anche con “America Oggi”, quotidiano italiano di New York. E in questa veste ha percorso anche l’Argentina e l’Australia.

Maestro di vita e di giornalismo, Antonio Maglio appartiene alla categoria degli “eroi invisibili”, a quella schiera di personaggi che, pur restando dietro le quinte della modestia e dell’umiltà, sono i motori di grandi cambiamenti. Animato da una grandissima passione per il suo lavoro e consapevole del ruolo sociale del giornalismo, non è stato solo il fondatore del “Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto”, ma è stato anche uomo di cultura e professionista sensibile in grado di leggere la realtà e coglierne i segni premonitori di grandi cambiamenti storici. Nel suo impegno professionale ha saputo intrecciare il profondo legame con la sua terra ad una più ampia visione europeista. Attento osservatore dei Paesi dell’Est, e dell’Ungheria in particolare, ha intuito e raccontando con largo anticipo processi ancora in evoluzione, indagando gli intrecci storici e culturali che da millenni legano l’Europa all’Oriente e ricordando sempre la necessità del dialogo tra i popoli. Un messaggio che ancora oggi s’impone per la sua attualità.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it