• Uno sguardo alle radici storiche di questa terra si trova nell’introduzione de IL GRANDE SALENTO DA SCOPRIRE Un viaggio insolito nel Tacco d’Italia attraverso quindici itinerari tematici, il volume curato da Lino De Matteis, per le Edizioni Grifo, in vendita nelle edicole di Brindisi, Lecce e Taranto in abbinata col “Nuovo Quotidiano di Puglia” (208 pagine a colori ad euro 8,80 + il prezzo del quotidiano).

Un viaggio insolito alla scoperta del Salento. Un fazzoletto di ter­ra che si incunea tra lo Jonio e l’A­driatico, noto anche come il “Tacco d’Italia”, il Salento è una penisola di settemila chilometri quadrati, quasi un milione e ottocentomila abitan­ti, tre province e 145 comuni. Un territorio geograficamente com­patto, delimitato da 500 chilometri di costa meravigliosa, con pianure, murge, serre e gravine di impareg­giabile bellezza. Una terra ricca di storia, cultura e tradizioni nel cuore del Mediterraneo, ponte di civiltà, nel corso dei secoli, tra l’Europa e i paesi mediorientali e africani.
Il “Grande Salento” è un’espres­sione geografica che indica un’area più vasta della penisola salentina vera e propria, quella che si può facilmente evidenziare tracciando una retta da Massafra a Fasano. Il Grande Salento comprende anche alcuni territori della Valle d’Itria che si estendono nel Barese e alcuni Comuni delle Gravine jonico-salen­tine, propaggini delle Murge, che si proiettano verso Matera, pur facen­do parte amministrativamente della Provincia di Taranto.
Il Grande Salento richiama alla memoria l’esperienza storica dell’an­tica “Terra d’Otranto”, che compren­deva sotto la propria giurisdizione i territori delle attuali tre province di Brindisi, Lecce e Taranto. La regione storico-geografica di Terra d’Otran­to, è stata una circoscrizione am­ministrativa per quasi un millennio, dal XII al XX secolo, prima durante il Regno di Sicilia, poi nel Regno di Napoli, quindi nel Regno delle Due Sicilie e, infine, nel Regno d’Italia. Con l’unità d’Italia, l’antica Terra d’O­tranto assunse la denominazione di Provincia di Lecce fino all’inizio del secolo scorso, quando, durante il ventennio fascista, venne smembrata con il distacco della Provincia di Taranto (1923) e, poi, di quella di Brindisi (1927). La Terra d’Otranto era compresa anche nel Principato di Taranto, instituito dai normanni dal 1088 al 1465, durante il Regno di Si­cilia. Nel corso degli eventi storici più caratterizzanti, il Grande Salento è stato, dunque, sempre un unico terri­torio, anche se con funzioni ammini­strative e denominazioni diverse.
Fin dalla preistoria, il Salento è stato abitato da genti autoctone e da tribù e popoli provenienti da altri territori, che, come era allora consuetudine per la sopravvivenza, si sono aspramente combattuti ma, via via, nel corso dei secoli, si sono anche integrati, mescolando culture e sensibilità diverse che hanno for­giato l’identità storica degli attuali salentini. Memorabile lo scontro tra gli spartani, che giunsero nell’VIII se­colo a.C. e fondarono Taras, l’attuale Taranto, e i messapi, che già dal IX secolo a.C. abitavano i territori del sud della Puglia. Greci e messa­pi, come è noto, furono a loro vol­ta combattuti e vinti dai romani, ai quali fece seguito, nel corso dei mil­lenni, una lunga sequenza di con­quiste, dominazioni e sottomissioni a popolazioni provenienti dall’Euro­pa, dall’Asia e dall’Africa.
Che il Salento fosse abitato da popolazioni autoctone, già prima dei messapi e degli elleni, è attesta­to da numerosi reperti archeologici. Forme di vita si registrano in Puglia sin da 70 milioni di anni fa, come di­mostrano le impronte di dinosauri rinvenute ad Altamura. La presenza umana accertata nella regione risa­le, invece, a 250mila anni fa, come testimonia il ritrovamento dei resti fossili dell’“Uomo di Altamura”, e nel Salento è attestata a circa 80mila anni fa dai resti trovati nella Grotta del Cavallo, nella baia di Uluzzo, presso Porto Selvaggio, sul litorale jonico tra Nardò e Porto Cesareo. I reperti archeologici rinvenuti in questo sito, sicuramente abitato 45-40mila anni fa, hanno consentito di individuare una fase specifica dell’e­voluzione umana, definita dagli stu­diosi proprio “fase uluzziana”, che focalizza il passaggio dall’homo ne­anderthaliano all’homo sapiens. La grotta di Uluzzo rappresenterebbe, quindi, la testimonianza più antica che tra i primi homo sapiens d’Eu­ropa c’erano sicuramente anche i nativi salentini.
Dalla Grotta Romanelli, presso Castro, alla Grotta dei Cervi, presso Porto Badisco, sono numerose le testimonianze archeologiche del­la presenza umana nel Salento già prima delle tracce storiche lascia­te da greci e messapi. Una delle più importanti è quella di “Delia” o “Mamma di Ostuni”, lo scheletro di donna col bambino che portava in grembo, risalente a 25-20mila anni fa. Il culto della fertilità e della ma­ternità è testimoniato anche dalle “Veneri di Parabita”, le due statuet­te in osso, risalenti a 20mila anni fa, rinvenute sulle Serre Salentine, che rappresentano due donne in stato di gravidanza, con le mani posizio­nate sul ventre, come a protegge­re l’essere che portano in grembo. E una testa di donna rappresenta anche l’“Idoletto di Arnesano”, risa­lente a 5-4mila anni fa, rinvenuto in una tomba neolitica nel rione Riesci, presso Arnesano.
I salentini furono variamente chiamati dagli scrittori classici, gre­ci e latini, con i nomi di japigi, apuli, pelasgi, calabri, messapi e sallenti­ni, ma è presumibile che si trattasse di un’unica popolazione autoctona, o divenuta tale nel corso di lungo tempo, che è poi entrata in contat­to e si è contaminata culturalmente e civilmente con i vari conquistatori che si sono man mano insediati su questo territorio, dai greci ai roma­ni, dai bizantini ai longobardi, dai saraceni ai normanni, dagli svevi agli angioini e aragonesi.
Percorrere il Grande Salento oggi significa riscoprire questa sto­ria antica, rivivere le civiltà che lo hanno attraversato, assaporare la cultura e le tradizioni di una popo­lazione fortemente identitaria ma sempre aperta al nuovo, gustare i sapori della sua gastronomia, re­stare affascinati dal suo folklore, apprezzare il calore della sua acco­glienza, ammirare i colori della sua natura, del suo mare, delle campa­gne attraversate da muretti a secco e disseminate di pajare, lasciarsi avvolgere dal fascino misterioso dei villaggi rupestri, restare incantati dai suoi centri storici e dall’architettura dei suoi edifici d’epoca, vivere le tra­dizioni della Grecìa Salentina, dove si parla ancora il griko, e quelle della comunità arbëreshë dove si respira aria d’Albania.