Pantaleone PAGLIULA

Leggo in questi giorni che si è impennata la tensione sugli armamenti nucleari. Putin ha sperimentato un nuovo drone subacqueo a propulsione nucleare e Trump ha annunciato che gli Stati Uniti riprenderanno a effettuare i test atomici.

Si interrompe il processo di disarmo o riduzione controllata degli arsenali nucleari previsti nei trattati degli anni ‘80 e riprende la produzione e la sperimentazione incontrollata di armi atomiche e si parla con disinvoltura di possibili attacchi nucleari tattici e di governanti di paesi che non hanno l’atomica e che cominciano a pensare che è il caso di dotarsi di ordigni nucleari.

Purtroppo stiamo vivendo una realtà planetaria sempre più minacciata dalla corsa al riarmo, che si gioca non solo tra Stati Uniti, Russia e Cina ma con altri paesi provvisti di bombe atomiche.

Invece di avanzare verso la pace, il mondo sembra muoversi nella direzione opposta con un preoccupante sviluppo di armi sempre più distruttive e siamo più vicini alla guerra nucleare di quanto lo siamo stati dalla crisi dei missili di Cuba del 1962.

Alcuni numeri su questi strumenti di morte sparsi nel mondo.

Secondo la Federation of American Scientists le testate nucleari nel mondo sono circa 12.500 delle quali Russia e Stati Uniti ne possiedono circa l’88%. Tra queste un alto numero di testate operative pronte all’uso che sta crescendo molto velocemente.

Il progetto 2025 dell’amministrazione Trump prevede un forte aumento delle armi nucleari nei prossimi anni. La Cina ora ne ha circa 600 che entro 5 anni potrebbero diventare duemila. La Gran Bretagna sta pianificando di aumentare le proprie scorte del 40%. I russi hanno recentemente annunciato una nuova politica nucleare che renderebbe molto più facile l’uso delle armi atomiche.

Attualmente solo nove Paesi nel mondo dispongono di armi nucleari e ci sono molti altri Stati che stanno discutendo la possibilità di dotarsi di armi atomiche. Ad esempio nella Corea del Sud il 73% della popolazione vuole che il Paese abbia le proprie armi nucleari per difendersi dalla Cina e dalla Corea del Sud.

Se l’Iran costruirà armi nucleari, allora anche l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto e la Turchia lo faranno.

Considerando questi numeri, queste diffuse volontà e il “nervosismo” attuale che cresce, potremmo pensare quindi di trovarci sull’orlo di un’anarchia nucleare ed è spaventoso solo pensare che qualche dottor Stranamore possa in un qualsiasi momento premere volutamente un bottone sbagliato e “farci scivolare tutti”, come ha detto il Presidente Mattarella, “in un baratro di violenza incontrollabile commettendo un crimine contro l’umanità” .

Con l’intelligenza artificiale, le tecnologie sonar e altri nuovi tipi di intelligenze, c’è chi pensa di poter effettivamente vincere una guerra nucleare e il “Bulletin of the atomic scientists” ha pubblicato un articolo in cui si afferma che alcuni “pianificatori nucleari”, non accettando la teoria della deterrenza, pensano che sia possibile combattere e vincere una guerra nucleare.

Putin vuole rendere grande la Russia, Trump vuole rendere grande l’America, Modi vuole rendere grande l’India, Xi Jinping vuole rendere grande la Cina. Siamo in un vortice di minacce e sospetti in cui tutti sono pronti a mettere mano alle armi come nei duelli del Far West, solo che al posto delle rivoltelle c’è un tasto rosso che scatenerà un Apocalisse dove non ci saranno vincitori o vinti e si cancellerà la vita dalla faccia della terra.

Sono andato a guardarmi il rapporto dell’ICAN (Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari) che mostra di quanto è aumentata la spesa nel 2024 rispetto al 2023 per le armi nucleari nei nove Paesi che detengono testate nucleari e ho letto che l’aumento delle spese è dell’11% ovvero di 100 miliardi che poi sono 1,9 miliardi a settimana, 274 milioni al giorno, 3.169 dollari al secondo. Questa cifra è sufficiente a sfamare tutti i 345 milioni di persone che attualmente affrontano i livelli più gravi di fame a livello globale, inclusa la carestia, per quasi due anni.

Si continua a spendere sempre di più per qualcosa che nel contesto del diritto internazionale non potremmo mai usare e va contro le regole del diritto bellico.

Non sono riuscito, per mancanza di trasparenza, a conoscere quanto spendono per il mantenimento dell’arsenale i paesi europei che ospitano le armi americane. Si sa che Belgio, Germania, Italia e Paesi Bassi sono in procinto di acquisire caccia F-35 certificati anche per il lancio di bombe nucleari B61 e in particolare è previsto che il nostro Paese spenderà 7 miliardi di euro per acquistare almeno 25 di questi caccia F-35.

Si sa che l’Italia, ospita almeno 70 armi nucleari Usa nelle basi aeree di Aviano e Ghedi e spende mezzo miliardo di euro l’anno, per il mantenimento e l’adattamento degli arsenali.

In pratica l’Italia anche se non è un paese nucleare in senso stretto ospita testate nucleari e provvede al suo mantenimento anche se la maggior parte degli italiani con un sondaggio recente si oppongono al dispiegamento di armi nucleari statunitensi sul proprio territorio.

Mi sono laureato tanti anni fa in ingegneria nucleare, ho ripreso i miei appunti di allora e mi sono messo a fare due conti facendo l’ipotesi della caduta a Roma, zona San Giovanni, di una W76, una testata nucleare da 100 kilotoni, molto simile alle B61 ospitate in Italia nelle basi aeree militari di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone). La palla di fuoco provocata da questa bomba sarebbe di 380 metri di diametro, la totale distruzione avverrebbe in un raggio di 840 metri, le radiazioni per oltre 1,5 chilometri, l’ondata di calore per più di 4,5 chilometri, provocherebbe all’istante 355 mila morti e 561 mila feriti e un impatto ambientale catastrofico contaminando l’aria e inquinando risorse idriche per centinaia di chilometri.

Ho riportato queste cifre su una cartina di Roma e ho appreso che il risultato di una esplosione a San Giovanni di una bomba atomica del tipo che ospitiamo a Ghedi e Aviano coinvolgerebbe tutto il centro fino ai quartieri Tiburtino, Pigneto, Tuscolano, Ostiense, Ardeatino, Portuense e Gianicolense.

Per fare un drammatico confronto e capire la potenza distruttiva di una delle W76 di 100 Kilotoni pronte in Italia: la bomba sganciata il 6 agosto 1945 a Hiroshima, chiamata Little Boy, aveva una potenza esplosiva di circa 21 Kilotoni e ha causato un numero di vittime esclusivamente civili stimate fra le 90.000 e le 166.000 persone.

Nonostante questi numeri, tanti terribili fatti già accaduti e tanti autorevoli appelli per la PACE quello che più mi preoccupa è che il persistente clima di paura, di sfiducia e di insicurezza generato dalle guerre ci sta abituando ad assistere passivamente alle quasi 4 mila testate atomiche “ schierate attivamente “ in questi ultimi mesi nel mondo, ai tantissimi miliardi di dollari che i paesi detentori delle bombe hanno speso per gli arsenali e ancora peggio la tendenza , destinata ad accelerare senza un limite , della costruzione di nuove testate atomiche sempre più sofisticate e potenti.

Mi chiedo spesso se è possibile un mondo senza guerre. Molti mi rispondono che gli esseri umani, da sempre e troppo spesso si sono fatti la guerra. Mi piace rispondere semplicemente che se essa è una costruzione umana come tutte le costruzioni umane tutti insieme possiamo decidere di non farla. Siamo l’umanità che ama, che pensa, che ragiona e che sogna e non possiamo permettere di estinguerci con una guerra nucleare voluta da chi ha la memoria corta e pensa che saranno sempre e solo gli altri a soccombere.