Rossella BARLETTA
Non siamo in guerra, per fortuna, ma lo scenario geo-politico-economico di questi ultimissimi giorni appare come una fase preparatoria.
L’effetto immediato dell’attuale conflitto bellico in Medio Oriente (scoppiato il 28 febbraio u.s.), si sta ripercuotendo sul costo in continua crescita delle principali fonti energetiche da cui dipende la vita di ciascuno di noi. È fin troppo noto che, quando rincara la benzina, il primo ad essere interessato è il sistema produttivo, coi suoi annessi e connessi, di un Paese, costretto ad adeguarsi e ad essere protagonista delle conseguenze che ne derivano. Da questa escalation poi, chi è più colpito è il consumatore finale. Di qualsiasi condizione sociale. Soltanto che, chi ha disponibilità economiche, riesce ad affrontare i conseguenziali rincari sopportando gli inasprimenti; chi non le ha, è costretto alle rinunce, spesso di prodotti e servizi di prima necessità.
Gli istituti preposti alle analisi di mercato continuano a comunicare che, in virtù dei rincari, per le famiglie si prevedono innegabili nonché drastici giri di vite. Si prospetta una quaresima permanente!
Com’è noto, un’altra fonte energetica, il cui costo diventa sempre più giugulatorio e condizionante per la più banale attività, è l’energia elettrica. Anch’essa è un ago della bilancia determinante ai fini dei citati costi sia dei prodotti sia dei servizi.
Non voglio pensare all’impennata che subiranno le povertà che, con sempre maggiore frequenza, abitano nella società attuale e le difficoltà che incontreranno le categorie dei più fragili.
Mi pare di potere scrivere che, dinanzi a questo futuro per nulla rassicurante, non rimane che appellarsi al senso di consapevolezza che, per le famiglie, significa dovere ricorrere a consumi misurati ed equilibrati (se non proprio a tagli); al riuso degli oggetti; al recupero delle risorse alimentari (come hanno fatto i nonni in tempo…di guerra); al rispetto del cibo (finalmente!); al divieto assoluto dello spreco e, in caso di esubero alimentare, alla buona pratica di condividerlo con gli altri, ristabilendo lo spirito di mutuo soccorso che ha caratterizzato lo stile di vita del passato.
A fronte di questi pochi, elementari suggerimenti di semplicissima messa in pratica, non trovo alcuna sponda da parte di chi ci governa (come quelli locali) i quali non sembrano avvezzi a suggerire buoni propositi che educhino i cittadini a fronteggiare questa crisi, per esempio, consigliando l’uso dei mezzi pubblici o della bicicletta piuttosto che l’auto privata.
In questo momento la priorità del Governo nazionale è di effettuare un sostanzioso taglio delle accise che permetterà di ridurre il prezzo della benzina e del diesel (anche se soli venti giorni). E fin qui, nulla da eccepire.
In sede locale, il Presidente della Provincia di Lecce è intervenuto nei confronti della Guardia di Finanza perché vigili sul territorio al fine di prevenire speculazioni ingiustificate. Come sopra.
Mi aspettavo qualcosa di più, visto che ha affrontato l’argomento: un accenno relativo all’intrapresa azione di risparmio delle fonti energetiche a cominciare dalle proprie sedi istituzionali.
Osservo che – ma non da oggi, beninteso – nei luoghi d’incontro pubblico, come biblioteche, musei e affini, le luci sono sempre accese, anche quando non è necessario o si potrebbero dimezzare. Per non dire del riscaldamento, sempre eccessivamente alto, oltre la temperatura sopportabile umanamente, pure quando lo scirocco suggerirebbe di abbassarlo o, addirittura, di spegnerlo. Immagino le luci accese negli uffici e nelle dipendenze di questi. Ne so qualcosa per essere stata testimone inerte di questo malvezzo.
Allora, se non è facile sconfiggere la cultura del consumismo o, in questo caso, dello spreco, invito i rappresentanti politici e gli uomini “per bene” che vivono all’interno dei luoghi anzidetti, di rispondere concretamente, suggerendo di adottare un comportamento civico verso l’utilizzo delle fonti energetiche. Ricordo, tra l’altro, che non è corretto fare pagare al cittadino il consumo di un servizio di cui non gode. Tra l’altro, come se non fossimo tutti contribuenti! L’aspetto imbarazzante e contraddittorio è poi che, nei luoghi appena accennati, spesso si svolgono convegni e tavole rotonde sui temi qui brevemente citati durante i quali le promesse di buona volontà si sprecano perché, almeno quelle, sono gratuite!


















