Rossella BARLETTA

È il titolo di un’interessante mostra di opere realizzate col legno d’ulivo, a cura di un nutrito gruppo di scultori e di creatori locali, allestita nell’ex chiesa leccese di san Giovanni di Dio (via Palmieri). L’esposizione di manufatti artistici, alcuni veramente singolari, diventa occasione per osservare che, talvolta, o quasi sempre, dalle disgrazie c’è sempre da imparare. Guai a non trarne un insegnamento che le possa evitare o, quanto meno, attenui gli effetti che possono essere disastrosi.

A pensarci bene, è paradossale che da una sventura, da una calamità, possano scaturire proposte di “rinascita”. La considerazione parte dalla Xilella fastidiosa, il cosiddetto batterio killer, che, nel volgere di pochi anni, ha devastato autentiche e secolari distese olivetate nelle tre province del Salento, stravolgendo il caratteristico paesaggio, traumatizzandolo e conferendogli l’aspetto palpabile della morte, oltre ad avere compromesso seriamente il relativo comparto olivicolo.

Non sto qui a parlare dei metodi proposti per frenare il dannoso batterio e fare regredire l’epidemia; sono argomenti che attendono risposte convincenti dal mondo scientifico e agronomico o possibili soluzioni, proposte da chi conosce profondamente l’albero d’ulivo – perché ha un contatto diretto e pluridecennale – al fine di utilizzare il suo pregiato legno. Il quale, normalmente, spezzettato (le asche, frammenti di legno), serve ad alimentare il riscaldamento privato o i forni della catena di ristorazione per suggellare l’autenticità e l’antico metodo di cottura delle pietanze.

“La Cultura del legno d’ulivo”, un gruppo di artigiani, artisti, ebanisti salentini (con sede a Melpignano) che con il loro lavoro valorizzano il legno d’ulivo trasformandolo in sculture e creazioni varie, promotore della citata mostra (aperta fino al 6 gennaio), segnala che, proprio dai tronchi secchi espiantati dell’ulivo, può emergere una vita rinnovata: valorizzandone l’intrinseco aspetto artistico – realizzando elaborazioni di creatività manuale -; riscoprendo le possibilità di lavorazione artigianale – producendo utensileria domestica; sperimentando un’adattabilità semindustriale – creando mobili, pavimenti, componenti d’arredo e via elencando -; recuperando, infine e perfino, la cellulosa dagli scarti di lavorazione.

Insomma, che un albero d’ulivo secolare finisca in cenere, è un’offesa alla natura e al lavoro contadino. È imperdonabile per mille e una ragione che lascio immaginare a chi legge ed ha buon senso! È una risorsa che non va assolutamente sprecata.

Un rimedio efficace – e produttivo – è stato proposto. Non lasciamolo cadere nel nulla!

Rossella BARLETTA
Scrittrice e giornalista, appassionata di cultura salentina ne indaga gli aspetti storici, folklorici, antropologici, linguistici, onomastici trasferendoli in pubblicazioni e saggi che riscuotono successo di critica e di pubblico. Collabora con riviste ed emittenti radio locali.