Le recenti osservazioni pubbliche del dr. Giovanni Serafino, riconfermato Presidente della sezione Turismo di Confindustria-Lecce, è pertinente allo stato dei fatti odierni. Tuttavia fanno riflettere e inducono, a chi è estraneo al contesto, a chiedersi quali siano i compiti e per cosa o per chi si preoccupa l’anzidetta sezione. Mancano gli eventi e manca quel guizzo di idee da mettere in pratica, che siano alternative alle solite iniziative trite e ritrite che hanno stancato. Bene. E allora, visto che si conosce il motivo per il quale molti turisti rinunciano a raggiungere il Salento (in una stagione che, evidentemente, non sia quella estiva), ossia che non vi sono attrattività, chi ha il compito a provvedervi, rimane indifferente e inerte. Oggi, molte telefonate di ripensamento a scegliere il Salento giungono agli Uffici Informazioni della città i quali non dispongono di un calendario di eventi. A meno che non sono i soliti… niente di che. C’era da aspettarsi questo ripensamento perché fare turismo non vuole dire disporre soltanto i tavolini a ridosso dei principali monumenti, invadere i marciapiedi, proponendo cibo, cibo e soltanto cibo!
L’offerta turistica salentina è stata monitorata, sia pure fugacemente, durante la trasmissione Quante storie del 6 dicembre u.s., dall’esimio Ernesto Galli Della Loggia (insieme a Aldo Schiavone), il quale ha sottolineato l’imminente distruzione del Salento per l’eccessivo sfruttamento (estivo). Si corra ai ripari, sembrava dire.
Mi pare di capire che non è colpa del Covid, né del super green pass se migliaia di turisti non si fermeranno nel Salento per le prossime vacanze natalizie, ma per mancanza di attrazioni significative; lo stesso dicasi per chi è preposto a crearle (enti pubblici? pubblico e privato?).
Il fatto è che in questo territorio non si conosce la parola programmazione la quale presuppone sedersi attorno a un tavolo con “attori” ben precisi e ascoltare proposte, progetti, idee mirate. I soldi? Ci sono. Li ha la Regione Puglia. Certo, li assegna in base ai progetti che riceve. Ma se questi non si presentano perché non si redigono, cosa si finanzia… l’aria? Mancano le idee. Negli enti pubblici. Perché nel privato ci sono. Soltanto che tra i due soggetti non c’è osmosi e quindi… è il gatto che si morde la coda. E poi manca il coordinamento perché non c’è più l’ente preposto. Questo compito lo svolgeva l’Azienda di Promozione Turistica di Lecce che riusciva a fare sedere attorno a un tavolo capiente tutti i tipi di Associazioni, le Pro Loco, le Confraternite, i Presidenti di Musei territoriali, di Osservatori, eccetera eccetera. Ricordo soltanto il successo dell’iniziativa “Città Aperte” con le sue molteplici proposte che coprivano un intero anno. Oggi, che è venuto a mancare quel tipo di cabina di regia perché tutto si è concentrato a Bari, con le difficoltà di comunicazioni che ne derivano, ovviamente, tutto si è vanificato, disciolto e caduto nell’oblio.
Quali siano i compiti del pubblico e del privato è ormai difficile da stabilire, ma possono collaborare. Certo è che nei settori più strategici dell’amministrazione pubblica sono stati messi esponenti politici poco o per nulla competenti in materia e, quindi, inutili alla bisogna. Servono tecnici capaci!
Allo stato delle cose è un deserto di iniziative e le prossime festività di Natale e Capodanno ripetono il cliché degli altri anni.
L’argomento sulla mancanza di coordinamento, pensa un po’ caro direttore, è rimarcato in una nota apparsa nel lontano 1955, sul giornale che sto consultando, a firma di Giovanni Custodero il quale lamentava che in Puglia non esisteva l’organizzazione, la propaganda ed una rete di comunicazioni e di informazioni che potesse soddisfare le esigenze di chi viaggia.
Per concludere. Visto che la sezione turismo della Confindustria ha espresso la sua giusta lamentela, perché non si fa promotrice di iniziative valide attraverso suggerimenti e operazioni concrete per le festività del 2022? Così fin d’ora mette in campo le sue capacità propositive e lungimiranti.

Rossella Barletta