
Non era difficile immaginare che sarebbe successo: un grande buco, contornato da una ringhiera metallica, non avrebbe potuto evitare di diventare una discarica a cielo aperto per fazzoletti, tovaglioli, bicchieri, bottiglie di plastica e quant’altro il vento riesce a far volare oltre la balaustra, complice la maleducazione dei cittadini, locali o turisti che siano. Più che scavi archeologici, sembrano macerie archeologiche, resti di edifici collocati alla rinfusa, di cui non si riesce a individuare le caratteristiche (dovrebbero essere i resti di una torre medievale, alcuni tratti di cinta muraria e dei resti di dimore più recenti). Uno scavo che ha sacrificato l’ariosità dello spazio tra il bar Alvino e la storica edicola che si trova di fronte, con la presenza di un vistoso tombino, tubi di ferro arrugginito, che l’attraversano, e barriere metalliche di contenimento sui lati, che danno più l’impressione di un cantiere in corso d’opera che di una vetrina archeologica sui resti storici della città.
C.V.


















