Mario Lerario

L’ex capo della Protezione Civile pugliese, Mario Lerario, in carcere dal 23 dicembre per presunte tangenti, agiva da solo nell’assegnare gli appalti o doveva dare conto ad un livello politico sopra di lui? L’interrogativo emerge dalle ultime indiscrezioni sull’inchiesta che lo riguarda, pubblicate sull’edizione di oggi dell’inserto barese de “la Repubblica”. La giornalista Chiara Spagnolo, nel raccontare particolari che si troverebbero nelle carte della Procura di Bari, scrive tra l’altro:

La Repubblica Bari del 21/01/2022

«Io nei prossimi giorni ti darò fastidio perché dovremo fare una cosa su Terlizzi», diceva Lerario a Mottola (imprenditore di Noci n.d.r.) in una telefonata dell’8 dicembre … Dopo il primo contatto dell’8 dicembre, non avendo avuto più notizie del nuovo lavoro da effettuare, il 17 Mottola telefonava e chiedeva: «Dotto’, per Terlizzi che devo fare?». E Lerario spiegava che bisognava avere pazienza, perché «lì c’è un problema politico, nel senso che il sindaco è di un colore diverso e bisogna vedere se ‘sta cosa può dare fastidio…». I vertici della Regione, insomma, dovevano decidere se dare una mano a Ninni Gemmato e alla sua amministrazione di centrodestra. Come alla fine avvenne, in effetti. Lo dimostra la telefonata del 22 dicembre in cui l’allora capo della Protezione civile annunciava: «La cosa di Terlizzi si è concretizzata».

Da quanto riportato dal quotidiano sull’inchiesta dei magistrati baresi, dunque, sembrerebbe che Lerario non agiva completamente da solo ma doveva dare conto ad un livello politico a lui sovrainteso di alcune sue scelte. Una circostanza che potrebbe aprire scenari inquietanti allargando l’inchiesta ad altri settori della Regione Puglia.