Fernando DURANTE

Una volta, la prima delle due fiere omonime, la “Fera ‘mpessima”, o “delle mule”, che si svolge oggi primo marzo, a Sternatia, paese di tradizione e lingua grica, richiamava i contadini dell’intero circondario per l’acquisto del prezioso animale per la campagna. Oggi, quella pratica fa parte della storia del paese grico. Anche se quel passato si ripropone con piacevoli ricorrenze, come la riscoperta de “lu schiattiddhu” da parte dell’associazione, “Radici e Tradizioni”: si tratta di un semplice spuntino ricco di gusto, composto da sarde salate e scapece su un tozzo di pane, accompagnato da un buon bicchiere di vino. Opportunità per stare insieme. L’appuntamento prende il nome dal cattivo tempo che, almeno una volta, si presentava, puntuale, in occasione della fiera.

Sternatia, però, resiste con le due “fere”. Quest’anno, la seconda “Fera ‘mpessima”, o delle “Croci coperte”, è stata anticipata a causa della coincidenza con il referendum sulla giustizia: si terrà giorno 15 marzo. La tradizione vuole il secondo appuntamento a tre settimana dal primo. La denominazione “Croci coperte” è dovuta alla coincidenza con una domenica di Quaresima.

Per tornare alle fiere del bestiame in voga in tempi passati, commercianti di animali arrivavano persino da Bari. Oggi sono in esposizione attrezzi agricoli meccanici e piccoli volatili. La giornata, comunque, faceva la felicità dei bambini. Arrivavano le giostre in paese e c’era da comprare qualche leccornia. Perciò, già dalla sera precedente le fiere, i ragazzi giravano per le case dei parenti con la “pungheddra” (in grico, taschina di stoffa) confezionata dalla mamma per l’occasione, nell’intento di racimolare qualche soldo da spendere l’indomani. I giovani neo fidanzati ufficializzavano la loro unione sfilando per le vie del paese per la prima volta insieme.