di Fernando DURANTE
Con quel cartello che pende mestamente, appeso ad uno dei cancelli di ingresso alla Rsa, la “Fontannella”, di Soleto, ed annuncia la vendita della struttura, sembra chiudersi la storia della storica residenza per anziani. Anche se, rimane acceso il lumicino della speranza in quegli ex 70 dipendenti e loro familiari, perché qualcuno, interessato all’acquisto, possa poi avere interesse alla riapertura. La Residenza è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Lecce il 17 marzo del 2022. La recente, triste, storia di quella Rsa affonda le radici in quei maledetti giorni, fra il 21 ed il 26 marzo del 2019. Momento in cui, causa Covid, morirono 38 su 104 assistiti. Della causa dei decessi, all’epoca, si parlò di abbandono di incapaci da parte dei dipendenti. Ma, il sindaco del paese, Graziano Vantaggiato, scese in difesa dei dipendenti dichiarando che, “non è vero”. Il primo cittadino chiamò alle proprie responsabilità l’Asl che, dopo aver anticipato 730mila euro per la temporanea gestione, chiuse i rubinetti ed affidò i 70 dipendenti ad un commissario. Che, a sua volta, cedette il passo alla momentanea gestione della ditta Tundo. Più che di gestione, si trattò di mantenere in vita la speranza di riapertura da parte dei dipendenti, attraverso l’anticipo del pagamento degli stipendi. Per alcune mensilità, questi onorò l’impegno. Poi, però, anche questo temporaneo affidamento si concluse, per esaurimento fondi, ed i dipendenti furono messi in Cassa integrazione. In attesa, si sperò, in un’auspicata riapertura. Intanto, seguirono manifestazioni, sit-in presso gli uffici della Regione, proteste sindacali. Non produssero alcun effetto. Con il tempo, però, i politici regionali e sindacali leccesi, ai quali si erano rivolti gli speranzosi dipendenti, tirarono i remi in barca. Telefoni spenti e disperazione dei dipendenti. Scaduta la cassa integrazione è arrivato il colpo di grazia concentrato in quella sola parola: Vendesi. Perdere posti di lavoro laddove il lavoro non c’è, fra, l’almeno apparente disinteresse di politici e sindacalisti, ma la disperazione dei dipendenti abbandonati, diventa un dramma per molte famiglie. Quella presenza, in paese e nel territorio circostante, era considerata manna dal cielo per quei lavoratori. Ma, era considerata anche un fiore all’occhiello per la gestione stessa della residenza. Fino a quando non è scoppiata la pandemia. La recente, triste, storia della chiusura affonda le radici in quei 38 morti dei 104 assistiti. Di cui, i lavoratori non ebbero alcuna responsabilità. Ma che, oggi, pagano il prezzo più alto. Ora, è siamo all’oggi, quel cartello: Vendesi. Definitivo? La speranza è l’ultima a morire.


















