Lutto nel mondo dell’imprenditoria e del commercio salentino: a 85 anni è morto Cosimo Romano, di Matino, fondatore del brand “Meltin Pot”, icona dei jeans, tra i primi in Italia a importare il tessuto denim per confezionarli, e capace di esportare il marchio anche in Russia e Ungheria, fino agli Stati Uniti. Di seguito il ricordo dell’ingegnere Pantaleone Pagliula, con cui ha scritto “Il profumo del successo”.
Pantaleone PAGLIULA
Cosimo Romano, un uomo di cui si è perduto lo stampo. Una fotografia degli anni 50 ce lo consegna seduto su una botte su un traino, un’altra, 20 anni più tardi al timone di una industria manifatturiera.
Non potrò mai dimenticare quella mattina di tanti anni fa quando ho incontrato per la prima volta Cosimo Romano nella sua fabbrica. Volevo chiedergli alcuni capi di jeans da portare in Ungheria per quegli scambi commerciali (prodotti alimentari e artigianali dell’Est) di cui fu ideatore Salvatore Leone De Castris, allora presidente della Camera di Commercio di Lecce. Mi accolse con la sua naturale gentilezza e curiosità e prima di lasciarmi spiegare il motivo del nostro incontro mi invitò a visitare l’azienda, dicendomi “non si può parlare di un prodotto se non si capisce come viene realizzato e quanto lavoro c’è dietro”.
Fui molto impressionato dalla sua naturale disponibilità e generosità, dall’amore per il lavoro e da quel suo modo di camminare con passo deciso e a testa alta.
Nacque subito tra di noi una profonda intesa che anni dopo contribuì a far nascere un’avventura imprenditoriale senza precedenti che ha superato i nostri sogni e ha portato i suoi jeans e tanti altri prodotti salentini al di la del Muro di Berlino, prima a Budapest e poi a Mosca (l’avventura che abbiamo raccontato insieme nel nostro libro “Il profumo del successo”).
In quei tempi tutto questo veniva considerato impossibile ma, Cosimo, con la sua caparbietà è riuscito a piantare una bandiera nel cuore di Mosca che come spesso mi amava ripetere “era un simbolo di identità e di orgoglio di noi salentini e della terra che dobbiamo sempre amare”. La terra, Cosimo la conosceva bene, perché l’aveva lavorata con suo padre e su quella terra aveva costruito la sua vita, accompagnato da quei forti valori contadini che gli hanno dato la forza di non emigrare e di costruire tante cose per se stesso, per la sua numerosa famiglia e per il suo territorio.
Prima il contadino, poi l’autista, poi la realizzazione di una fabbrica di arredamenti scolastici, quindi il primo autolavaggio di Matino consegnando puntualmente a suo padre i soldi che servivano a mantenere la sua famiglia di dieci figli.
Poi ha conosciuto la donna che ha amato per tutta la vita.
La dote della sposa, una macchina da cucire, contribuì a dare forma a uno dei suoi sogni più belli per dare lavoro alla famiglia in un settore difficile e affascinante, l’abbigliamento, realizzando prima bavette ricamate per neonati e grembiulini per i ragazzi della scuola elementare e poi la straordinaria intuizione di produrre pantaloni da lavoro che man mano sono diventati jeans.
La squadra familiare con il tempo si è allargata a centinaia e poi a migliaia di persone nel Salento e mai è mancata la sua attenzione nei loro confronti per “farli sentire soddisfatti del loro trattamento” e per “fare di tutto per rispettare i loro diritti e chiedere in cambio i loro doveri”.
Infine il marchio “Meltin Pot”, unico brand made in Salento, otto anni di presenza a Mosca con il negozio “Salentini” che in vetrina esponeva oltre ai suoi jeans tanti capi di abbigliamento delle principali aziende del Salento. Il tutto mentre la Romano spa produceva a ciclo completo 13 mila capi al giorno con il sogno di approdare al listino di Piazza Affari.
Quando ancora nessuno parlava di ambiente, pensava a produrre piante officinali per trasformarle in creme per il corpo, guardava alla serenità delle operaie con la creazione di un asilo interno alla fabbrica, senza dimenticare il sentiero della salute per i suoi dipendenti.
Non posso scordare, tra le tante cose, la sua determinazione di fronte alla difficoltà di trovare materiale e personale per realizzare a Mosca il primo negozio di abbigliamento italiano. Allora fece partire da Matino una squadra di artigiani specializzati di sua conoscenza e fiducia per realizzare lo store portando su un tir tutte le attrezzature, il materiale e l’arredamento necessari.
La riflessione sulla sua vita e la sua fiducia nei giovani è espressa in una delle tante lettere che mi ha inviato e che trascrivo testualmente “posso dire con certezza di essere felice per ogni cosa che ho fatto e per tutto quello in cui ho creduto, auguro a tutti i giovani che si affacciano al mondo del lavoro, una vita migliore della mia e mi preme ricordare ai nostri governanti che i nostri giovani sono molto intelligenti e dignitosi, vogliono vivere del proprio lavoro e non vogliono elemosine”.
In un’altra lettera oltre a ricordare l’articolo Uno della Costituzione scriveva che “i giovani sono il presente e il futuro e dobbiamo tutti fare il possibile per non farli espatriare, perché loro sono la grande ricchezza del paese… Un buon padre di famiglia pensa all’avvenire dei propri figli e la stessa cosa deve fare la politica, pensare all’avvenire del proprio popolo”. E poi le frasi scritte sempre a caratteri cubitali e che ripeteva sempre: “Ricordiamoci sempre che l’idea crea il lavoro. Il lavoro comporta sacrificio, il sacrificio crea benessere”; “L’uomo sulla terra che non sbaglia mai non esiste”; “Se qualcosa non esiste, allora bisogna inventarla”.
Grazie Cosimo. Il Salento dovrebbe ringraziarti.


















