Fernando DURANTE
Da Portu Lignu a Pascariellu, nell’antica località marina di Roca Vecchia, marina di Melendugno, “gli accessi al mare sono assolutamente abbandonati a se stessi da circa 40 anni”. Immergersi nello splendido specchio d’acqua in cui si specchia è una rischiosa pratica quotidiana. La sua struttura naturale offre luoghi di ineguagliabile bellezza (la Grotta della Poesia, una fra le dieci più belle fosse naturali del mondo), interessanti siti archeologici, i cui scavi sono ancora in itinere. Ma è piccola. Troppo, per rispondere all’aumentare del flusso turistico. Priva, fra l’altro di una spiaggia degna di questo nome. Ma la gente, in particolare calimeresi, da sempre, frequentatori assidui, è affezionata al luogo dai quali, ora, si sente sfrattata, e a rischio di luoghi sicuri in cui poter prendere un bagno ristoratore.
Il mare ha fatto il suo lavorio per migliaia di anni, rodendo i costoni di roccia. Tali da richiamare le attenzioni degli amministratori che sono intervenuti a protezione della vita delle persone che hanno affacci su quello splendido mare. Lo hanno fatto, però, con massi di roccia tali da inibire, o farlo a rischio di disastrose cadute, l’accesso a mare. Per fare un bagno nella vecchia unghia di spiaggia di Portu Lignu, a cui si affollano appassionati residenti, il rischio di cadere è concreto. Raggiungere il mare dal così detto “Porto” è pericolosissima fatica di equilibrismo. Per non parlare dello scoglio di Pascariello, in cui sono presenti pericolosissime buche. In sostanza, Rocca è immersa in uno splendido mare, cristallino ma, irraggiungibile.
A questo stato di cose, la gente, però, non si arrende. Lamenta e accusa la mancanza di interesse dell’amministrazione comunale verso la soluzione dei problemi. Ma, alla protesta suggerisce soluzioni, citando leggi nazionali ed europee che chiamano alla responsabilità i comuni. Che non dovrebbero, come, invece, fanno, si legge in un puntuale rilievo da parte di un residente, «limitarsi a mettere cartelli con la scritta “balneazione vietata”, e non fare assolutamente nulla per rendere accessibile e in sicurezza l’accesso al mare di chilometri di costa bellissima». Secondo il Dl che regola la gestione delle coste, i comuni avrebbero l’obbligo di «rendere accessibili tutte le coste», nel caso in cui l’accesso al mare fosse, «naturalmente difficile e pericoloso». Tuttavia, affonda il colpo il contestatore residente, che firma l’atto di accusa, «non fare nulla per valorizzare o rendere fruibili tratti di costa bellissimi può essere una scelta miope, soprattutto in chiave turistica e ambientale». Cosa fare? Fra gli altri interventi suggerisce: installare passerelle, scalette o piattaforme nei punti più sicuri; creare punti di accesso controllabili e con segnaletica chiara; promuovere progetti di valorizzazione sostenibile con fondi regionali o europei. Comunque, conclude, «gli accessi al mare nell’area di Roca Vecchia sono assolutamente abbandonati a se stessi da circa 40 anni».


















