Il resoconto della serata riportato oggi dal Nuovo Quotidiano di Puglia

Partecipazione di pubblico e grande interesse ieri sera all’ex Convitto Palmieri di Lecce per la presentazione del libro di Lino De Matteis “Storia del Grande Salento. Dalle radici di Terra d’Otranto ai cento anni delle Province di Brindisi, Lecce e Taranto” (Edizioni Grifo) Con l’autore Lino De Matteis hanno conversato il rettore dell’Università del Salento Fabio Pollice, il sindaco di Lecce Carlo Salvemini e l’editorialista del Nuovo Quotidiano di Puglia Adelmo Gaetani, coordinati dal giornalista Marcello Favale.
Impossibilitati ad intervenire il direttore di Quotidiano, Rosario Tornesello, e l’on. Giacinto Urso, il quale ha inviato un suo scritto di saluto che riportiamo qui di seguito integralmente.

Giacinto Urso
On. Giacinto Urso

Caro Lino,
mi spiace non essere con Voi, chiamati a presentare il Tuo studio, racchiuso nel libro, titolato “Storia del Grande Salento”, che vede anche una mia presentazione.
Purtroppo, è vero che la vecchiaia è un dono. Ma è dura. In particolare, la mia, che si inoltra nei già superati 98 anni di età, che esigono cautele e impongono limitazioni, pur se in me domina la superbia di poter ancora fare quello che facevo a 50 anni. Per fortuna, posseggo soltanto qualche frammento di passione civile.
Intanto, profitto dell’occasione per salutare, anche da Cittadino onorario della nostra incantevole Lecce, tutti i presenti. In particolare, i relatori: Sindaco Carlo Salvemini, il Magnifico Rettore, Prof. Fabio Pollice, e il caro Adelmo Gaetani, assieme all’esperto coordinatore Marcello Favale.
Spetterà a loro commentare al meglio e compiutamente il tuo libro. Da parte mia, tento di supplire alla forzata assenza con questa nota scritta, che saluta e ringrazia la tua fatica, sicuramente valida, chiara, precisa, ricca di memoria antica. Memoria che va ripresa, tenendo presente che il passato è sempre una miniera di novità e un supporto indispensabile per vivere un presente, che sia anticipatore di un fecondo futuro, superando il flagello della memoria corta, che, al momento, impazza in ogni luogo. Segno di decadenza e di superficialità, a danno della preziosità delle idee, e dei necessari sogni, oggi esuli dal virtuoso contesto politico-amministrativo, che restando pigro e fragile, salvo eccezioni, allontana il traguardo di compiere fatti, pensati, riflettuti e concreti.
Il Grande Salento, almeno per me, è una idea, che non può sfuggire alla nostra attenzione e che vuol essere un raccordo strategico, unitario tra le Province di Lecce, Brindisi e Taranto. Quindi, non una moda o una nobile nostalgia storica, ma una necessità dettata da comuni interessi. Pur, nel contesto della Puglia, è vivida l’esigenza di un nostro assetto unitario territoriale per non restare, scomposti, in schegge, ultra periferiche e spesso antitetiche. Il Grande Salento, se sorgerà, deve realizzarsi come un territorio compatto, che agevoli – tra l’altro – una vocazione mediterranea, al momento inaridita, campo aperto di sanguinosi conflitti, di penetrazioni estranee, che cercano di annullare la sua vocazione naturale di confine meridionale dell’Unione Europea, dell’Occidente e particolarmente del Salento, che il compianto Antonio Maglio sentiva connaturato con l’Oriente in noi. E’ evidente che il progetto unitario salentino pretende il possesso di una politicità, densa di ragguardevoli valori e di alta qualità.
Una politica, ritrovata e purificata, che non serve soltanto per promuovere il Grande Salento, attraverso classi dirigenti, formate e dedite ai principi democratici e rispettosi, in ogni caso, e con rigore, della nostra Costituzione, bibbia civile, spesso manomessa. In vero, ciò diventa anche essenziale per affrontare gli immensi travagli che stanno sconvolgendo il mondo intero e, in larga parte, pure il nostro Paese. Senza l’acquisizione di questo pilastro fondamentale, tutto continuerà a mantenersi precario e confuso. Così, senza l’avvento di partiti, voluti e descritti nelle norme costituzionali, che reclamano una partecipazione attiva dell’animazione popolare, che 77 anni fa fondò la Repubblica e sconfisse la morte della Patria. Va ricordato che la politica pretende devozione, studio, fatica, tormento, preparazione, pazienza e tant’altro. Vuole dialogo, rispetto degli altri, tenendo presente che, in ogni caso, la storia siamo noi.  Urge, perciò, far abitare le Istituzioni negli occhi della gente e renderla condomino dei Palazzi del potere per assicurare insieme il bene comune, che salva anche il bene dei singoli.
Utopia? No. Speranza e predisposizione, che esigono la chiusura delle botteghe del trasformismo, il congedo dei giostrai e l’avversione verso chi, per suo personale vantaggio, inventa movimenti di comodo a surroga dei partiti. La democrazia italiana, e non solo italiana, perde colpi e presenta anomalie profonde se, per esempio, tra le tante, si può eleggere un Senatore con il suffragio del 10% e senza domandarsi perché una così massiccia assenza astensionistica, resta aventiniana.
Lo ripeto, il Grande Salento presuppone l’avvio di una eletta politica. In più, pretende una riscossa democratica. Esige partecipazione popolare. Invoca presenza attiva di solerti, capaci cittadini di buona volontà e dirigenze formate e solerti. In questi giorni si è detto che il Salento esiste e resiste. Non basta. Bisogna uscir fuori dalle anguste trincee isolazioniste e, a viso aperto, divenire, assieme, protagonisti di una lotta unitaria per il futuro.
Omaggio la Vostra pazienza – cari presenti – chiedo perdono per averla messa a dura prova. Con un abbraccio stringo tutti.
A Te, Lino, e a chi ti ha aiutato per la diffusione della pubblicazione, un rinnovato grazie di cuore. Idee e sogni vadano avanti. Quando il tempo è oscuro, maggiormente, i politici devono coltivare speranza. Coraggio, le nuvole passano, il cielo resta.
Giacinto Urso
8.XI.2023