Pino Musi, Polyphonia

Stefania CAROFALO

La Fondazione Biscozzi|Rimbaud ETS ospita sino al 6 gennaio 2026 la mostra di fotografica Pino Musi. Polyphònia a cura Stefania Zuliani.

Il progetto artistico Polyphònia nasce nel 2018 con l’obiettivo di dare dignità alle periferie di grandi città europee moderne (Stefania Zuliani) che porta l’artista visivo a fotografare le realtà architettoniche di Parigi, Anversa e Berlino e molte altre. Città che sceglie accuratamente per aver subìto anonime espansioni e spiccate contraddizioni architettoniche.

Ogni architettura “vive” in funzione di chi la abita e soprattutto se e come è vissuta, essa può avere l’aspetto curato, elegante, moderno, sfruttato, trasandato o abbandonato

Musi ascolta le melodie percepite dalle architetture rielaborandole con rigore formale attraverso il ritmo e la sottrazione sino a renderle armoniche anche attraverso piccoli interventi digitali per evidenziare l’essenza dei soggetti fotografati.

A quattordici anni Pino Musi (classe 1958) si approccia all’arte fotografica in bianco e nero e nutrendosi d’arte teatrale, quella sperimentale d’avanguardia, è affascinato dalla mutevole trasformazione delle scene, con le inevitabili variazioni geometriche e percezioni dello spazio.

Il suo campo di ricerca diventa la città con le architetture che ne ampliano in perimetro, talvolta determinando uno spazio fittamente abitato. L’artista compie delle sottrazioni visive alle immagini che l’occhio percepisce: esalta i pieni e i vuoti degli edifici in maniera ritmata rendendo le visioni armoniche. I suoi studi di ricerca lo portano a trovare una relazione personale tra antropologia e architettura e tra archeologia e industria.

Dominique Rimbaud, presidente della Fondazione B|R, esprime il suo entusiasmo nel presentare l’evento espositivo: «È un onore e una grande gioia ospitare la mostra di Pino Musi. Musi gioca con le immagini – non possiamo parlare di semplici fotografie – che la sua immaginazione e il suo sguardo, in equilibrio tra una profonda tenerezza per le periferie del mondo e la lucidità analitica dell’artista, hanno saputo catturare, trasformare e trasmutare in opere astratte. Sono particolarmente lieta di accogliere queste opere nelle sale della Fondazione, accanto a lavori di grandi protagonisti dell’arte astratta italiana e internazionale».

Entrando nelle sale espositive si ammirano sulle pareti le opere fotografiche in bianco e nero che catturano sulla carta i particolari architettonici di edifici nel senso più ampio del termine, di condomini vissuti in un dedalo di emozionanti situazioni: da quelli densamente abitati sino a giungere a quelli completamente deserti. Fotografie che sembrano tavole tecniche con un gioco di prospettive ma anche viste in assonometria, poi molto interessanti le architetture “sigillate” dal telo in plastica o a quelle appena scoperte dal lembo di un foglio di carta strappato. Il viaggio nelle città di Musi è quello immaginario. Qui l’immaginazione ha un valore importante perché le fotografie non sono contestualizzate, quindi chi osserva può solo immaginare quali siano le città in cui quelle architetture vivono.

Se nel primo percorso, le pareti delle due sale espositive sono luogo per le fotografie con la loro intrigante presenza scenica, l’ultima sala è il luogo della proiezione di un film realizzato per l’occasione dall’artista fotografo, della durata di 25 minuti, in cui il suono che accompagna ogni singola foto stimola le emozioni alla vista delle immagini. È il suono percepito da Musi ed è quello che porta alla riflessione sull’espansione delle metropoli e sulla percezione dello spazio urbano contemporaneo.

La mostra corredata dal libro d’artista edito da Cimorelli Editore, contiene l’introduzione di Dominique Rimbaud, presidente della Fondazione Biscozzi|Rimbaud, un saggio di Stefania Zuliani, curatrice della mostra e le meravigliose fotografie. La pubblicazione, che fa parte dei volumi d’artista, è in vendita.

La mostra è visitabile da martedì a domenica dalle h. 17.00 alle 21.00 e resterà chiuso il 25 e il 31 dicembre 2025 e l’1 gennaio 2026.

Stefania CAROFALO
Architetto che ama l'Arte e le parole