Qualcuno si chiederà perché, con tanti problemi che ci opprimono, bisogna perdere tempo a occuparsi del “Grande Salento”? A ben guardare, però, ci sono almeno due buone ragioni per farlo, perché attinenti proprio a quei problemi più generali che ci assillano, poiché, come sosteneva il compianto on. Giacinto Urso, “il Grande Salento non è una moda o una nostalgia, ma una necessità”. Una riguarda proprio, l’esigenza di sviluppo del territorio della penisola salentina, e, l’altra, il bisogno di reagire alle divisioni e alla disgregazione sociale, con il recupero della sensibilità collettiva verso il “bene comune”.

Il Grande Salento è necessario, innanzi tutto, per poter fare squadra, o rete, come si usa dire oggi, affinché il territorio del sud della Puglia possa crescere e annullare, così, la marginalità, a cui sciagurate scelte politiche, decise su altri tavoli, regionali o nazionali, vogliono continuare a relegarlo. È opportuno, perciò, concretizzare lo spirito confederativo, che, negli ultimi decenni, hanno manifestato le province di Brindisi, Lecce e Taranto, con la firma di vari protocolli d’intesa. L’esigenza di stare insieme non deriva, solo, dalla comune radice storica nell’antica “Terra d’Otranto”, ma dalla consapevolezza che è necessario affrontare insieme le sfide della modernità e del futuro, per poterle vincere.

L’altra ragione riguarda il momento difficile che sta vivendo l’Occidente, in questo turbolento inizio del terzo millennio, dilaniato da sovranismi e nazionalismi. Contro lo spettro della deflagrazione globale e della fine della libertà e della democrazia, il primo rimedio non può che essere quello di ripristinare il primato della cultura e della conoscenza, rafforzando lo spirito della convivenza e della solidarietà tra gli individui. Per questo, la cura non può che partire dai territori, dalla consapevolezza della loro storia, salutare antidoto alle ferite della comunità, insidiata da individualismi, localismi e campanilismi, che minano il senso del “bene comune”. E la penisola salentina, per la sua storia e le caratteristiche geografiche, rappresenta il territorio ideale, per diventare laboratorio di unità e modello di aggregazione sociale, in Italia e in Europa.