Marcello COSTANTINI

CI sono dei fili sottili, invisibili, che legano tra loro i libri e ne fanno una foresta di emozioni dove se entri puoi scoprire chi sei e da dove vieni. Nella foresta entra la luce e colpisce i fili che vibrano e scremano l’iride nell’aria boscosa dandoti ristoro mentre ti perdi nella bellezza. Ogni libro ne richiama un altro. L’ultimo di Antonio Errico, “Passione Salento” (Capone Editore), me ne richiama almeno due: il primo è “Memorie di Adriano” (Marguerite Yourcenar): non un racconto, ma un divenire di sensazioni offerte ai secoli, un amore per la quiete, l‘umanità, la pace, a costo di avere di meno, a costo di non stare lì sempre a vantarsi, senza colonne celebrative come quella del suo padre putativo che passò la vita a guerreggiare senza mai fermarsi, avido di conquista per poi morire quasi sbeffeggiato.

L’altro libro che Antonio Errico mi richiama alla mente è quello di Roberto Calasso: “Le nozze di Cadmo e Armonia”, non un romanzo, ma mille, non un libro, ma infiniti… un susseguirsi inaspettato di gemme: tutti gli eroi e gli dei che ti servono per vivere…

Il libro di Errico somiglia a questi due libri, li vedo accanto nella foresta magica… ma c’è una differenza: sia le “memorie” che le “nozze” scaturiscono dall’erudizione smisurata di chi li ha scritti, sono frutto di uno sforzo sovrumano che traspare leggendoli… Il libro di Antonio Errico no: esso nasce solo dalla sua anima, è un oceano in miniatura, un mosaico fatto di tessere antiche ma sempre nuove, davanti al quale non sai se stupirti per i luoghi o i fatti o le persone in un imbarazzo che diventa via via godimento. Antonio Errico non ha dovuto studiare nulla per scriverlo, gli è venuto naturale, senza sforzo, le fonti erano già dentro se stesso ed è questa la bellezza di questo scritto che può essere letto dovunque, poiché la passione che sprigiona è universale e non certo solo salentina.