Come si legge nella didascalia, il disegno (apparso sulla Voce del Sud del 2 marzo 1957) riproduce in prospettiva il “grande complesso Fiat sede della nuova Commissionaria di Lecce” in costruzione sulla strada “Nazionale per Brindisi” (in seguito Via D’Aurio), attualmente all’inizio di Borgo Pace. Sull’area, non più periferica rispetto a 64 anni fa, come si può constatare stanno convergendo gli interessi edilizi degli imprenditori locali. Del resto, ognuno deve campare e curare i propri interessi per cui, esaurite le occasioni di costruire negli altri punti cardinali della città, si sta adottando la politica di abbattere gli edifici obsoleti, abbandonati e inutili (vedi via di Valesio o di fronte al Parco di Belloluogo), sostituendoli con complessi residenziali, facilmente riconducibili, nella loro ripetitività architettonica, a una nota azienda edile.

Ho scattato le foto che ritraggono le condizioni in cui versa l’anzidetto complesso che, secondo me, era un gioiellino di architettura industriale; le sue linee mi ricordano vagamente quelle adottate da Pier Luigi Nervi per la Stazione Termini di Roma.
Giusto per rinfrescare la memoria, il 6 luglio 1957 la Commissionaria Fiat-Venturi & C. presentò al Prefetto e al pubblico la nuova 500, mettendola in mostra e facendola circolare per le vie cittadine. Riscosse molto successo di pubblico a cui non sfuggì la soluzione degli spazi utili fra motore e carrozzeria. Costava L. 490.000 rateabili fino a 30 mesi con un anticipo minimo di L. 51.500. Altri tempi!
Ed ecco la ridda di interrogativi che pongo in merito allo stato attuale della costruzione.
Vi è un obbligo legale e morale da rispettare perché non si superi la soglia dell’indecorosità? Chi deve vigilare? Vi è un concorso di colpa quando il senso del decoro non è rispettato e sfocia nella vergognosa indecenza? Non esistono sanzioni da infliggere a chi, pur non essendo il soggetto che ha provocato il degrado, manifesta indifferenza o inerzia nel porre rimedio?
Certo, si è in presenza di una proprietà privata e non di un’opera d’arte pubblica e la soluzione è difficile e intricata; intanto l’edificio non si trova sulla luna, ma in un quartiere ormai popoloso e pure di fronte a una scuola materna. Il suo stato di profondo degrado, più che appariscente, è di cattivo gusto e diseducativo. Trovarselo spudoratamente dinanzi agli occhi è sconvolgente e viene da chiedersi com’è che finora non si sia provveduto a occultarlo convenientemente.
Forse, come ho trovato scritto in altre pagine del giornale, con riferimento a un diverso argomento, i popoli hanno il degrado che si meritano?
Può darsi. Si tratta di essere attenti o portati alla sbadataggine. Pare che sia stato sbadato anche Freud che definì questa negligenza un meccanismo inconscio da neuro. Da cui si guarisce, beninteso.
Rossella Barletta


















