La polemica scoppiata all’ombra di Sant’Oronzo pone il delicato problema della gestione delle emittenti tv che utilizzano concessioni e risorse pubbliche.
Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, ha denunciato oggi pubblicamente, con un post sul suo profilo facebook, la censura subita da parte di Telerama, che, al termine della presentazione congiunta con l’arcivescovo Seccia del programma civile e religioso per i festeggiamenti del santo patrono, ha ritenuto di intervistare solo il monsignore e non anche il sindaco. Gli operatori di Telerama, invitati dall’arcivescovo ad intervistare anche il sindaco, hanno risposto che quelle erano le disposizioni ricevute dall’emittente.
Con una nota della diocesi pubblicata sul portale della curia leccese, PortaLecce.it, mons. Seccia ha cercato di gettare acqua sul fuoco delle polemiche sollevate dalla denuncia del sindaco, ma senza smentire l’episodio raccontato dal primo cittadino.
Con un post sul suo profilo facebook è giunta immediata anche la replica dell’editore di Telerama, Paolo Pagliaro, consigliere regionale del Movimento Regione Salento, che, pur difendendo l’imparzialità della sua emittente, non ha smentito neanche lui l’episodio.
Di seguito la sequenza temporale dei tre interventi, affinché ciascuno possa farsi una propria opinione dell’accaduto.
Sindaco Carlo Salvemini
«Oggi racconto un episodio pubblico che però in pochi conoscono. Importante nel suo significato.
Ieri alla fine della conferenza stampa sulla Festa di Sant’Oronzo – convocata dal Comune e svoltasi nel Palazzo di Città – la troupe di Telerama ha chiesto di poter fare interviste esclusivamente a Sua Eccellenza il Vescovo.
Dopo le risposte, telecamere e microfono si sono spenti. Alla sua domanda rivolta alla troupe: “E al sindaco non chiedete nulla?”, la replica imbarazzata: “Abbiamo queste disposizioni”.
Per me non si è trattato di una sorpresa, purtroppo. Non è la prima volta che accade ed è ormai dal 2019 che insieme ai miei assessori siamo praticamente ignorati dall’emittente, che pure non manca di trattare temi di attualità cittadina, come sanno o notano quanti seguono i loro notiziari informativi.
Non così per Monsignor Seccia, incredulo di fronte all’accaduto consumatosi di fronte a numerosi testimoni. Che ha reagito con determinazione e fermezza a quello che ha considerato un intollerabile sgarbo: “È una vergogna. Un’offesa all’istituzione. Vi proibisco di trasmettere la mia intervista”.
Una presa di posizione fortissima che non ha precedenti e che è doveroso rendere noto alla nostra comunità.
Nel notiziario trasmesso ieri è andato in onda un breve servizio che dà conto prevalentemente del programma religioso della Festa di S’Oronzo, che ritorna in città dopo due anni di forzata assenza a causa della pandemia. Nessun dettaglio su quello civile. Nessuna dichiarazione dei rappresentanti delle massime istituzioni civili e religiose, sindaco e vescovo. Nessun cenno a quanto accaduto.
È arrivato il momento di una riflessione sul doveroso rispetto dell’equilibrio che i concessionari radiotelevisivi devono assicurare – per legge – ai cittadini nel momento in cui scelgono di proporsi come testata giornalistica e di fare informazione attraverso i telegiornali.
Da anni si pone il problema di un uso politico dell’emittente che pur utilizza frequenze pubbliche, riceve cospicui finanziamenti statali, eroga un servizio pubblico quale dovrebbe essere l’informazione televisiva.
Se ne parlo oggi – nonostante la questione sia nota e acclarata – è perché da tempo siamo di fronte ad un’ulteriore involuzione, in ragione del ruolo politico assunto dall’editore in Consiglio regionale. Che ieri anche il Vescovo metropolita ha toccato con mano.
Ritengo non si possa più fare finta di non vedere».
Arcivescovo Michele Seccia
«Con riferimento alle polemiche scaturite dalla diffusione di alcune notizie riguardanti i fatti accaduti ieri mattina a Palazzo Carafa, a margine della conferenza stampa di presentazione del programma dei festeggiamenti civili, religiosi e culturali in onore dei santi patroni, la Curia diocesana intende precisare quanto segue.
In primo luogo, si stigmatizza l’uso strumentale e divisivo di ogni accadimento relativo alla festa patronale che di per sé costituisce un momento di gioia e di comunione per la città e l’intero territorio salentino. Pertanto, si auspica che la figura super partes dell’arcivescovo, pastore di tutti, non venga mai tirata in ballo in polemiche di carattere politico.
In secondo luogo, pur senza entrare nelle libere ed autonome scelte di tutte le testate giornalistiche, chiamate a garantire la pluralità dell’informazione, si ricorda che l’arcivescovo ha da sempre favorito un sinergico dialogo costruttivo con le istituzioni locali. È a tal fine che al termine della menzionata conferenza stampa, ha chiamato accanto a sé il sindaco della città affinché le consuete interviste potessero coinvolgere congiuntamente l’autorità religiosa e l’autorità civile come accaduto gli anni precedenti nella medesima circostanza. Infatti, le relazioni tra i due rappresentanti istituzionali, sindaco e arcivescovo, fin dall’inizio del ministero episcopale a Lecce, sono state sempre caratterizzate dalla collaborazione e dal reciproco apprezzamento pur nel rispetto dei distinti ambiti.
In terzo luogo, si assicura che l’arcivescovo e l’intera diocesi hanno avuto e continuano ad avere cordiali e intense relazioni con l’emittente Tele Rama, contraddistinte da reciproca stima. Nella suddetta circostanza, l’arcivescovo non ha badato a quale testata avesse rilasciato l’intervista e il suo intervento successivo non era mirato a biasimare la citata tv locale quanto, piuttosto, a ribadire l’esigenza che, anche attraverso i media, sia resa visibile l’unità d’intenti tra autorità civile e religiosa per il bene della comunità.
Infine, l’avvicinarsi della festa patronale impone di chiudere – senza alcuna esitazione – ogni polemica, compresa quella innescata sui social network, e di concentrare ogni energia per il buon esito civile e spirituale degli eventi programmati, elementi essenziali dell’identità salentina».
Editore Paolo Pagliaro
«Mentre mi concedo una breve vacanza a Castro Marina (senza vedere tv locali per assenza di segnale a seguito dello switch off), mi giunge notizia di un attacco scomposto (non il primo per la verità) da parte del Sindaco di Lecce, che strumentalizza un episodio inconsistente per mettermi sotto accusa, come politico e come editore. E qui tengo a sottolineare il mio assoluto rispetto dell’autonomia del lavoro della redazione, scevro da diktat e veti che mi vengono invece imputati.
Accuse che offendono la professionalità dei giornalisti di Telerama e la mia attività di Consigliere regionale.
La linea editoriale della televisione è chiara e limpida, scandita nelle 10 storiche battaglie che le fanno da guida, ed è attenta a dare spazio alla pluralità delle voci e delle opinioni, a tutte le parti politiche e a tutte le istituzioni del territorio.
A maggior ragione mi aveva stupito e rammaricato la sortita di Sua Eccellenza, con la cui televisione Porta Lecce collaboriamo regolarmente e serenamente. Ma poi ho apprezzato la nota del Vescovo, che chiarisce l’equivoco e chiede di evitare strumentalizzazioni sui social, come ha fatto il primo cittadino di Lecce.
Non mi sorprendono affatto i suoi toni da vittima, che lamenta un’informazione sbilanciata da parte di Telerama, quando invece state osservate come sempre con estremo rigore le regole della par condicio introdotte il 3 agosto per la campagna elettorale in atto. Rigore e pluralità che sono sempre riconosciute e apprezzate da osservatori non inquinati da pregiudizio politico.
Siamo comunque abituati ad attacchi scorretti di questo tenore.
È lungo l’elenco di esponenti politici “allergici” alla libertà che da 33 anni contraddistingue l’informazione dell’emittente, orgoglio di Lecce e del Salento, che dà voce – com’è giusto che sia – anche alle critiche dei cittadini.
Ed è forse questo che stizzisce tanto il Sindaco, evidentemente più attento alla propria immagine e visibilità che ai tanti, tantissimi problemi della nostra bella Lecce.
Da parte mia continuerò le mie battaglie di Editore e Consigliere regionale a testa alta, con la consapevolezza e l’onestà intellettuale di agire sempre e solo in difesa e per la promozione della mia terra e dei salentini, senza reverenze e genuflessioni a chicchessia».


















