di Giorgio MANTOVANO
Per chi volesse farsi un’idea della quotidianità in Terra d’Otranto, a far data dall’Unità d’Italia, consiglio di visitare quella miniera di meraviglie che è la Biblioteca provinciale di Lecce, sita in Piazzetta Carducci nel centro della Lecce vecchia.
Fondata nel 1863, grazie all’attività di quell’instancabile promotore di cultura che fu il Duca Sigismondo Castromediano (1811-1895), sarà poi intitolata alla figura di Nicola Bernardini (1860-1927), che la diresse dal 1902 sino alla sua morte.
Nella sezione dell’Emeroteca Salentina troverete una gran quantità di testate giornalistiche locali non più attive, testimoni delle passioni civili e politiche, dei costumi, degli ideali, delle miserie e delle conquiste di un tempo andato.
Il Bernardini, raffinato scrittore e giornalista, fondò e diresse a Lecce, con piglio autorevole e battagliero, il “Corriere meridionale”, dal 1890 e poi, dal 1895, “La Provincia di Lecce”, sino alla data della sua cessazione nel 1926.
Noto collezionista di periodici locali, il Bernardini fu anche autore di testi fondamentali come “Giornali e giornalisti leccesi” (edito nel 1886 dalla Tipografia Luigi Lazzaretti e figli) e “Guida della stampa periodica italiana”, pubblicata dalla Tipografia editrice salentina nel 1890, con prefazione di Ruggiero Bonghi.
La sua ricca collezione di periodici, come anche i sei grossi volumi di Miscellanee, con le collezioni di libri e manoscritti posseduti da un altro importante storico locale, il magistrato Luigi Giuseppe De Simone (1835-1902), acquistati dalla Provincia di Lecce, sono da tempo confluiti nel vastissimo patrimonio della Biblioteca provinciale.
Un quadro interessante ed esaustivo dei periodici salentini, non più attivi, si deve poi agli studi e ricerche di Nicola Vacca, apparsi nel saggio “Giornali e Giornalisti salentini”, pubblicato nel n.4 /1939 di Rinascenza Salentina.
È stato un gran piacere perdermi nell’ampia sala dell’Emeroteca Salentina, tra le pagine del “Cittadino Leccese”, che vide la luce nel 1861, per mano di Errico Lupinacci, che ne fu il direttore.
Il Lupinacci, prima studente modello e poi docente del Regio Collegio di San Giuseppe, si propose di fare un giornale politico letterario, capace di commentare la cronaca interna ed anche quelle sentenze della Gran Corte Criminale che suscitavano più clamore.
Il singolo numero costava 2 grane, mentre l’abbonamento annuo 1 ducato e 4 grane. Si pubblicava due volte la settimana e veniva consegnato a domicilio. Le inserzioni a pagamento avevano, invece, il costo di 2 grane per ogni rigo di scrittura.
Il giornale, il 15 giugno 1861, pubblicò la lettera di cordoglio e profondo dolore del Duca Sigismondo Castromediano per la morte del Conte di Cavour.
Il patriota salentino scrisse: «(…) Grande bisogno s’avea di lui di lui, specialmente in questo momento. Molti si rallegreranno, forse, di tale sciagura; ma invano – avvegnacche’ la stella d’Italia non è astro che tramonta – Dio volle l’Italia, e Dio la salverà».
Pochi giorni dopo, il Cittadino leccese diede conto, con dovizia di dettagli, dell’Accademia, tenutasi nell’Aula Magna del Real Collegio di Lecce, in funebre addobbamento ed aperta a tutta la cittadinanza, per onorare la scomparsa del Conte di Cavour.
Il programma dell’Accademia prevedeva l’alternarsi del mesto accordo della musica con le prose e le poesie. Fu intonata una gran sinfonia funebre del maestro Mercadante, che preparò gli animi a mestizia.
Di fronte alle Autorità cittadine, il giovane e brillante Clemente Antonaci, destinato poi negli anni seguenti a divenire Preside del Liceo classico Palmieri, recitò una magnifica prolusione. Poi, presero la parola Leonida Flascassovitti e Gabriele Marzano, che declamarono le loro poesie, spesso interrotte dagli applausi. Quindi, fu la volta del soave ed elegante concerto di flauto di Carlo Fischetti, intitolato “Un fiore sulla tomba di Cavour”. Seguirono le poesie di Luigi Stasi e Luigi Guidonia, con l’inno funebre affidato alla musica di Carmine della Ratta.
Il Cittadino leccese recava la data del 6 luglio 1861 e mi è parso, ad un tratto, di esser presente quel giorno in quell’Aula Magna del Real Collegio, che poi prenderà il nome di Liceo classico “Giuseppe Pamieri”.
Un sentito grazie al caro amico Gabriele De Blasi, ottimo curatore dell’Emeroteca Salentina per il prezioso ed indispensabile lavoro di “restauro” della memoria.


















