Porta Napoli, piazza Vittorio Aymone

Sempre oltre sessanta anni fa, accadde lo stesso fatto increscioso che, riferito a soggetti ovviamente diversi, ho segnalato a chi di competenza ossia al sindaco in persona – da cui ricevetti una risposta (la storia si rinnova!) che mi lasciò di sasso – sia all’Ufficio di Toponomastica del Comune, il quale ha aperto una cartella con la mia sollecitazione, ma a tutt’oggi non si decide ad intervenire come ritengo sia giusto: rimuovere la targa dedicata all’avv. V. Aymone (Porta Napoli) sovrapposta alla vecchia, intitolata appropriatamente alla Piazza Arco di Trionfo segnalandolo. Il fatto di averla occultata, a mio parere, è gravissimo perché la vecchia targa onomastica in questione non andava toccata in quanto storica, risalente almeno al 1871.

Passeranno decenni, lo so, e, quindi, non riuscirò a vedere ciò che ho chiesto anche attraverso i giornali on-line il 17 e 28 dicembre 2019 perché nei posti “di comando” si trovano funzionari privi di dottrina e di cultura e impiegati costretti a ubbidire. Chi presieda e chi faccia parte poi della Commissione Toponomastica è un tabù. Almeno io non lo so. Certo si tratta di persone sorde da entrambe le orecchie. Tant’è!

A conferma che, invece, la storia locale si ripete identica e non modifica alcunché, men che meno l’indole umana, ecco cosa ho trovato: nel 1955 nella città di Lecce si verificò un caso alquanto simile, quasi a conferma di una ripetitività della sprovvedutezza (per essere elegante nell’espressione) di chi (non tutti per fortuna!) contribuisce a fare funzionare la macchina di Palazzo Carafa.

Si tratta della amata e stimata contessa Maria d’Enghien di cui, nella fonte giornalistica, si scrive: «[…] qui a Lecce godé per oltre mezzo secolo, l’intitolazione di una solitaria piazzetta fra Porta Napoli e via della Prefettura […] Ebbene: venne il luglio del 1943 ed a Maria toccò la sorte più impensata. […] Una mattina ci accorgemmo che la targa era stata sostituita. Una retrocessione di titolo con cambiamento di sesso e con dieci anni di anticipazione sulla moda attuale? Certo è che la regina divenne duca e la piazzetta passò al duca d’Enghien, come ora ciascuno può constatare. Il duca d’Enghien fuoriuscito che in divisa austriaca aveva portato le armi contro la Patria, con la scusa di avercela con Napoleone. Fu quello il motivo che suggerì all’ignoto epuratore la sostituzione di stato civile della vecchia piazzetta di Lecce? Dio soltanto può dirlo o l’autore se nel frattempo non è morto.

Noi qui a Lecce, abbiamo dal 1943 una via intestata a un duca d’Enghien e indubbiamente il caso è unico. Via, dunque, la grande storia di Francia».

È chiaro, egregio direttore, quale spirito ha sempre animato i leccesi? Quelli, beninteso, preposti all’onomastica cittadina, che ricoprono cariche pubbliche e, non essendo di parte e conoscendo profondamente la storia locale (o andando a rispolverarla quando si presenta il momento!), dovrebbero evitare incidenti di percorso e scivoloni dannosi per sé e gli altri. Per quanto, sempre leccesi sono, distratti e in tutt’altre faccende affaccendati che…se nde futtenu te ci rria e te ci parte!!!

Rossella Barletta