Una singolare situazione si è venuta a creare a Lecce, dove rischiano di restare beffati oltre 7200 cittadini, che hanno chiesto di sottoporre a referendum popolare l’iniziativa della Giunta di centrodestra, guidata da Adriana Poli Bortone, contenuta nella deliberazione n. 221 del 28 maggio 2025, avente ad oggetto: “Potenziamento ed estensione del sistema filoviario”. Quando il 12 settembre 2025, sono state depositate le firme con la proposta referendaria, l’iniziativa popolare era pienamente legittima, in base al Regolamento comunale per la disciplina delle consultazioni popolari e dei referendum comunali, sugli atti del Sindaco, della Giunta e del Consiglio comunale.
Il Consiglio comunale, con la deliberazione n. 32 del 18 febbraio 2026, ha ora cambiato il Regolamento sui referendum, cassando la possibilità di farli sugli atti del Sindaco e della Giunta, ma solo su quelli del Consiglio comunale. Nulla di male nel cambiare la normativa, ma la palese anomalia sta nel fatto che il nuovo Regolamento è stato reso retroattivo, annullando, quindi, con un colpo di mano, la legittima iniziativa dei cittadini leccesi che avevano raccolto le firme la scorsa estate.
Cambiate, così, le carte in tavola, la “Commissione tecnica”, nominata dalla stessa maggioranza, (composta da Vincenzo Tondi della Mura, Giovanni Pellegrino e Giacomo Mazzeo), il 24 febbraio 2026, ha potuto dichiare inammissibile la richiesta di referendum, proprio sulla base «degli effetti retroattivi»” del nuovo Regolamento, ignorando quel principio basilare della democrazia che le norme non possono essere retroattive.
Ma c’è di più. La “Commissione tecnica” introduce un altro elemento, per dichiarare inammissibile il referendum, richiamando «il potenziale danno erariale in relazione ai costi privi di causa nell’eventualità non venisse accolta dal MIT l’istanza di finanziamento» oggetto della deliberazione della Giunta. È evidente che, con tale motivazione, non potranno essere sottoposte a referendum neanche le decisioni del Consiglio comunale, se non agli esiti favorevoli delle deliberazioni stesse. Cioè a cose già fatte, che, nel caso di vittoria del referendum, comporterebbe la restituzione dei finanziamenti avuti.
In conclusione, lo spirito politico dell’azzeccagarbugli, che aleggia sulla maggioranza di centrodestra, ha predisposto le cose in modo tale che, a Lecce, non si potranno più fare referendum, né sugli atti del Sindaco, né su quelli della Giunta, e neanche, preventivamente, su quelli del Consiglio comunale.
L.d.M.