di Giorgio MANTOVANO
Sette anni fa, il 5 febbraio 2015, ci lasciava il Professore Mario Marti, tra i soci fondatori nel 1948 dell’Accademia Salentina, con il poeta Girolamo Comi ed altre importanti personalità.
Mi pare doveroso ricordare l’illustre scienziato-filologo, uno tra i maggiori e più autorevoli protagonisti anche della fondazione dell’Università leccese.
Aveva diretto a lungo i primi Istituti di Italianistica, realizzando progetti di ricerca di grande e rigoroso impatto metodologico, innovando con schemi interpretativi che hanno fatto scuola.
Una metodologia basata sull’accertamento oggettivo dei dati testuali, formali e stilistici, nonchè su una visione globale e sistemica delle vicende culturali, per meglio cogliere la dimensione storicistica del dato letterario. Ai suoi studenti e discepoli aveva fornito gli strumenti necessari per esercitare il mestiere del letterato.
Rettore dal 1978 al 1981, era stato Professore Emerito dell’Università del Salento e Cittadino Onorario, oltre che di Lecce, anche di Martano, Mesagne, San Donato e Soleto, nonché condirettore del “Giornale storico della letteratura italiana”, la più gloriosa rivista di italianistica, che ha pubblicato il suo ultimo intervento (dal titolo “Il trilinguismo delle lettere ‘italiane’”) nel 2011, quando il Professore aveva raggiunto la veneranda età di 97 anni ed era già assillato da crescenti problemi di salute.
Lo scienziato Mario Marti ha lasciato un segno profondo e incancellabile nella vita culturale dell’Università del Salento e delle più prestigiose istituzioni accademiche nazionali ed internazionali.
In questo mio modestissimo ricordo mi piace richiamare queste sue parole d’amore:
«In fondo in fondo, ma bisogna arrivarci, salentinità è soprattutto un sentimento, una condizione psicologica e intellettuale, in sostanza un privilegiato e totale rapporto d’amore nei confronti di tutti gli aspetti, le condizioni, le manifestazioni del Salento da parte di chi nel Salento riconosca e senta la propria “piccola patria”. ( …) la salentinità è, nella sua sostanza più segreta e più intimamente vissuta, la sublimazione, spontanea, istintiva, autenticamente interiore, e dunque pura, disinteressata, metastorica, della “provincia” salentina». (Mario Marti, “Alla ricerca della salentinità”, in “Salento, quarto tempo”, Edipan, 2007).
Riposi in pace Maestro, Le siamo tutti debitori.


















