Il prossimo 14 dicembre il Consiglio Regionale della Puglia è convocato per discutere il piano regionale dei rifiuti urbani. Licenziato nell’ottobre scorso dalla giunta regionale e il 29 novembre dalla commissione regionale ambiente, sta suscitando tante polemiche. Legambiente, Italia Nostra e WWF hanno emesso un documento congiunto molto critico chiedendo approfondimenti su molti siti, diversi enti locali interessati dal piano lamentano la scarsa attenzione della Regione ai problemi sollevati. In particolare le comunità di Conversano, Polignano e Rutigliano per la discarica Martucci, Corigliano d’Otranto per la falda freatica, la discarica Burgesi posizionata tra le municipalità di Ugento e Presicce/Acquarica e i Comuni del Nord Salento per Masseria Ghietta.
In questo momento storico in cui si discute di transizione ecologica e green economy, continuare a sentire proposte di sopraelevazione, ampliamenti e creazioni di nuove discariche nel nostro territorio non può essere tollerabile. Bisogna specificare che quando parliamo di discariche, i problemi che si creano non sono solo quelli che si vedono o si percepiscono e ogni volta che si interviene su questi siti si rischia di creare un effetto domino che aggrava lo stato di salute dei nostri ecosistemi, anche a molti chilometri di distanza.
Ad esempio sotto la discarica di Corigliano d’Otranto esiste una falda acquifera che fornisce acqua a circa 40 comuni salentini, mentre il sito di Masseria Ghietta individuato come nuova area per la costruzione di un impianto di compostaggio da 40.000 tonnellate/anno, rientra in una zona ad alto valore ambientale e rurale che è stata interessata da importanti finanziamenti regionali e della Comunità Europea nei settori del turismo, della tutela ambientale e della multifunzionalità delle imprese agricole. Sentire queste proposte dalle istituzioni crea un cortocircuito di competenze e rischia di creare ulteriori problemi.
È necessario specificare che purtroppo anche in questo settore, la Regione Puglia è in grave ritardo su tutta la linea, nella Provincia di Lecce non esiste un solo impianto di compostaggio della Forsu e secondo il CONAI, per raggiungere gli standard Europei fissati per il 2030, ne servirebbero 2 Provinciali e almeno altri 5 in tutta la Regione. Se non si procede velocemente alla chiusura del Ciclo dei rifiuti con metodo e secondo le direttive e gli standard sottoscritti dalla Comunità Europea e inseriti nei Piani Nazionali, l’unico risultato che si otterrà sarà quello di aggravare la situazione esistente e di creare contrasti esclusivamente tra il territorio ed i loro rappresentanti.
Per tutti questi motivi, prima che la situazione rischi di implodere, auspichiamo una ripresa del dialogo tra tutte le municipalità interessate da questi interventi ed un nuovo metodo di lavoro che sia condiviso e rispettoso per favorire la concertazione tra Comune Capoluogo e i Comuni Salentini interessati.
Massimo Toma
Italia Viva
Coordinamento Provincia di Lecce


















