Pantaleone PAGLIULA

Dal 1° giugno al 17 luglio 2026 nel Salento e in tutta la Puglia, gli incendi hanno devastato oltre mille ettari di territorio e la provincia di Lecce con oltre 400 ettari censiti andati in fumo è stata tra le più colpite dell’intera regione.  Ondate estreme di calore e alluvioni e siccità tutti dovuti al cambiamento climatico stanno devastando boschi, aree protette, paesaggi naturali provocando conseguenze rilevanti sulla biodiversità e sugli ecosistemi.

Il Salento brucia.  Accolti con sollievo e gratitudine arrivano i vigili del fuoco, i carabinieri forestali, i canadair, i tanti volontari. Nel frattempo i danni sono già fatti. Poi si apre il dibattito, tante foto, tanti commenti, tante le cause e si cerca un colpevole, di solito invisibile, che ci solleva dalla fatica di guardare in faccia la realtà. Cercare un colpevole invisibile è più facile dell’accettazione che i colpevoli sono le istituzioni preposte a tutti i livelli, siamo noi e la incapacità collettiva di un efficace attività di prevenzione.

Dalla prima apparizione nel 2013 il batterio della Xylella ha percorso tutta la Puglia e attualmente, secondo i dati dell’Osservatorio Fitosanitario Regionale, 100.000 ettari di territorio pugliese risultano interessati dall’infezione con piante di olivo morte che si contano in decine di milioni. In Provincia di Lecce la produzione di olio è crollata del 75% e i danni economici documentati superano i 2 miliardi di euro con almeno 30.000 posti di lavoro andati persi.

Gli ulivi secchi per Xylella quando prendono fuoco sono torce che raggiungono temperature superiori ai 750 gradi centigradi e propagano le fiamme a velocità che gli interventi normali non riescono a contenere. Le nostre campagne sono piene di questi combustibili naturali, spesso su terreni abbandonati, che non hanno più valore appartenenti a figli di contadini che vivono altrove e che spesso non sanno nemmeno dove si trovano i confini del terreno ereditato.

Il Salento brucia anche perché per anni nessuno ha affrontato seriamente le cause strutturali: una malattia biologica senza cura rapida, una burocrazia che blocca le soluzioni, una proprietà fondiaria frammentata e abbandonata, un sistema sanzionatorio che non funziona.

Oltre 130 tra associazioni, aziende ed enti del Terzo settore, costituitisi nel Comitato prevenzione incendi Salento, hanno sottoscritto un appello disperato alle Istituzioni contro l’emergenza fuoco che sta devastando le aree verdi del Tacco d’Italia e per un cambio di rotta in merito alla gestione dell’emergenza.

Secondo i firmatari “è come essere in guerra se chi abita un luogo è costretto alla vessazione psicofisica di una minaccia imponderabile e incontrollabile come quella del fuoco. È come essere in guerra se queste stesse persone percepiscono di vivere in un territorio totalmente fuori controllo, abbandonate dalle istituzioni”.

Anche l’Associazione Amanti della Natura APS di Ugento, attiva dal 2019 e membro della rete CAS (Coordinamento Ambientale Salento) ha presentato in questi giorni un Piano integrato antincendio sulla prevenzione da farsi nei tempi opportuni e prima del caldo per fermare l’emergenza roghi.

Un piano  strategico in 4 punti che mette in rete Regione, Provincia, Comuni e Associazioni e che riguarda l’utilizzo di  satelliti e droni termici che facciano già in primavera  una mappatura dall’alto dei terreni a rischio (erba alta e biomassa post-xilella) per  intervenire prima dei roghi, un intervento denominato “Zero speculazione” che tende a togliere ogni valore economico al dolo e all’uso del fuoco come mezzo sbrigativo di pulizia, una “Tariffa calmierata  provinciale” per eleminare l’alibi del  costo proibitivo delle pulizie agrarie e come ultima azione un “Intervento in danno“ da parte del Comune  se un privato ignora l’ordinanza sindacale e non pulisce il fondo entro il 15 Maggio.

La strada più concreta e realistica per sconfiggere questa piaga degli incendi rimane una prevenzione attiva e una gestione del territorio prima della stagione degli incendi individuando in anticipo gli scenari degli incendi pericolosi, ridurre la continuità di vegetazione nei punti strategici, pianificare e sostenere l’agricoltura , sostenere il rimboschimento e la selvicoltura attiva, ma soprattutto coinvolgere i cittadini nella prevenzione e renderli consapevoli dei danni causati dagli incendi all’uomo e all’ambiente .

Per fare questa la tecnologia ci aiuta molto: le previsioni meteo sono in grado di prevedere non solo le variabili classiche , vento, umidità, temperature, piogge , ma anche lo strato verticale dell’atmosfera, quindi le correnti ascensionali e la forza e l’intensità degli incendi.