Giulia BUCCARELLA*
Viaggiando lungo le strade salentine lo sguardo si perdeva in uno scenario unico e irripetibile: folte chiome dai riflessi argentei ondeggiavano e brillavano sotto il sole, cullate dal vento; ogni tanto, rievocando puerili fantasie, ci si soffermava sulle figure che sembravano formarsi dai tronchi per poi svanire nuovamente: il volto di un vecchio barbuto, due amanti che si perdono in un caldo abbraccio, una mamma che culla il suo bambino…
A distanza di pochi anni, ripercorrendo lo stesso viaggio, la scena che si presenta davanti ai nostri occhi è completamente diversa. Le chiome argentate sono diventate rami secchi; le sagome quasi animate sono ora scheletri che sembrano usciti da un paesaggio devastato dalla guerra. Lugubri fantasmi dipinti da un nemico invisibile, un male epidemico senza precedenti: Xylella. Il paesaggio salentino sembra ora comunicare solo morte e distruzione.
Ciò nonostante, grazie al coraggio e alla caparbietà degli agricoltori del posto, sembra di cogliere qualche spiraglio di luce dove, di tanto in tanto, si intravedono distese di piccoli ulivi piantati e assistiti con cura. Come un popolo che, uscito esanime dalla guerra, conserva ancora la speranza e la voglia di ricostruire le proprie case e il proprio futuro, così i contadini, dopo avere assistito alla scena straziante dei propri “figli” morti, espiantati e portati via dalle ruspe, hanno trovato la forza e il coraggio di ricominciare e di rimboccarsi le maniche.
L’epidemia ha colpito il paesaggio e con esso tutto il settore primario del Salento e della Puglia in generale. Dal 2010 al 2020 il numero delle aziende agricole è diminuito del 29,6%, circa un terzo. Un dato allarmante se non fosse che, paradossalmente, questo stato di emergenza ha fatto crescere la sensibilità verso il settore primario, incontrando forme di “resistenza” da parte del popolo salentino che tradizionalmente ha un attaccamento innato alla propria terra. Se è vero che il numero delle aziende agricole è nettamente calato, è anche vero che molte aziende hanno unito le loro forze per costituirsi in cooperative; queste ultime sono cresciute infatti del 20,79%.
È inoltre cresciuta la specializzazione degli imprenditori del settore: il 14,95% possiede una laurea in agraria, per cui le aziende agricole sono gestite da personale sempre più qualificato.
Altro dato significativo è che la Puglia è la seconda regione con il più alto tasso di partecipazione femminile nella gestione delle aziende agricole, in una fascia d’età compresa tra i 30 e i 44 anni. La “nuova agricoltura” pugliese è quindi giovane e punta su un cambiamento radicale: la digitalizzazione e l’informatizzazione.
Un altro dato interessante è che sono cresciute a livello esponenziale tutte le attività collegate all’agricoltura. Le attività di agriturismo registrano un + 133,85%; sono nate realtà prima sconosciute come le fattorie didattiche; l’apicoltura, con un + 363,16% di aziende, è diventata un business in linea con la salvaguardia dell’intero ecosistema.
Si tratta di un cambiamento che ha investito non solo il lato economico ma anche l’aspetto paesaggistico e del territorio. Masserie ridotte a ruderi sono state ristrutturate nel pieno rispetto delle architetture locali e del paesaggio. Quelle che una volta erano aziende agricole o case coloniche per i contadini sono state riconvertite in strutture ricettive. Chi viene in vacanza nel Salento può optare per un’antica masseria o un trullo rimesso a nuovo nel pieno rispetto del contesto e preservando le caratteristiche originarie degli edifici: muri in carparo, volte a stella, “chianche”, muretti a secco.
Importanti protagonisti sono poi gli agricoltori che hanno imparato a convivere con Xylella e nello stesso tempo a contrastarla attraverso il reimpianto di cultivar resistenti come Leccino e Favolosa, al posto delle tradizionali Ogliarola e Cellina, molto vulnerabili all’azione del batterio.
«Plaudo a tutti gli agricoltori che hanno avuto il coraggio di reimpiantare le nuove cultivar. Tutto il Salento deve essere devoto a queste persone che sono davvero coraggiose, anche perché nulla può darci garanzie su quello che accadrà tra qualche decennio». È quanto ci ha detto N. M., un piccolo proprietario terriero, raccontandoci la sua storia.
Dieci ettari di terreno e 1200 alberi di ulivo, una passione ereditata dal padre e prima ancora dal nonno; non ha mai abbandonato la campagna e conserva con fierezza, da oltre cinquant’anni, il titolo di coltivatore diretto. Negli anni d’oro della sua carriera, durante i fine settimana, scendeva da Milano per dedicarsi alla sua terra arrivando a piantare personalmente 600 alberi di ulivo.
Ma cosa ha significato per lui quest’epidemia dal punto di vista umano?
«In questi anni abbiamo assistito a qualcosa di più di una devastazione: si è trattato di una vera apocalisse! Al danno economico si è aggiunto quello ambientale, sociale, paesaggistico e, oso dire, architettonico perché i nostri ulivi, per la flora, equivalgono a una cattedrale nell’architettura: non a caso vengono definiti “monumentali”. Ecco, noi abbiamo perso tutto questo patrimonio, non abbiamo perso solo delle piante produttrici di reddito».
Una storia che racchiude tutta l’angoscia del mondo contadino nel momento in cui ha toccato il fondo. Un mondo che, all’alba di un nuovo giorno, è riemerso per ridare dignità a questo territorio martoriato. E lo ha fatto, e continua a farlo, in tutte le forme possibili: dal tradizionale impianto di piccoli ulivi fino ad arrivare a iniziative specifiche.
È il caso delle associazioni nate con l’obiettivo di riforestare gli uliveti salentini, che hanno deciso di “adottare”. Chi vi aderisce sostiene la riforestazione del territorio e ottiene una fornitura annuale di olio EVO di provenienza e qualità certificate, prodotto con tecniche all’avanguardia e con la possibilità di venire nel Salento per fare visita ai “propri” ulivi e, perché no, approfittarne per fare un bel tuffo in un mare dalla bellezza senza pari.
*Alunna del Liceo “Quinto Ennio” di Gallipoli, che con questo elaborato ha vinto il Premio Giornalistico “Renato Moro” 2024


















