In caso di vittoria del Sì al referendum, il pubblico ministero diventerebbe l’“avvocato dell’accusa”, con un’evidente tendenza ad assumere l’esclusivo ruolo di “poliziotto” teso a dimostrare la colpevolezza dell’imputato di turno. Oggi il pm, inserito nello stesso sistema giudiziario, anche se con funzioni diverse dal giudice, ha l’obbligo morale, oltre che il dovere professionale, di valutare le prove a favore o contro l’imputato, prima di decidere se rinviarlo a giudizio o archiviare il caso. Domani, essendo il “mastino” dell’accusa, è facilmente prevedibile che, in caso di dubbi o incertezze, la tendenza sarà quella di rinviare, comunque, a giudizio, lasciando ai giudici l’onere di sbrogliare la matassa, con un notevole aumento dei procedimenti e dei tempi giudiziari, che certamente faranno felici gli avvocati, ma non i cittadini.
L.d.M.


















