Il referendum sulla magistratura di domenica prossima altera profondamente la Costituzione cambiando ben sette articoli, che minano la divisione dei poteri e il suo equilibrio democratico.
Ecco sette buone ragioni per votare NO alla riforma voluta dal governo Meloni.
  1. Perché la storia delle “correnti” è solo un pretesto per insidiare l’indipendenza della magistratura, togliendo ai magistrati il diritto di scegliere con una votazione democratica i loro rappresentanti nell’organo di autogoverno della categoria. Sarebbe l’unico organismo costituzionale a non poter scegliere liberamente i propri rappresentanti.
  2. Perché la riforma punta a rafforzare il potere della politica sui giudici, attraverso il sorteggio farlocco dei componenti laici degli organi di autogoverno della magistratura, sorteggiati tra una ristretta cerchia di persone precedentemente selezionate dalla stessa politica. Inoltre, lo sdoppiamento del Csm e l’introduzione dell’alta corte triplicherebbero le spese.
  3. Perché il pubblico ministero deve restare, come prevede l’attuale ordinamento costituzionale, un magistrato indipendente con l’obbligo di cercare le prove a favore e contro l’imputato, e non trasformarsi nell’“avvocato dell’accusa”, una sorta di un poliziotto teso solo ad accusare chi gli capita a tiro, mettendo in difficoltà soprattutto i cittadini più deboli che non possono pagarsi gli avvocati della difesa.
  4. Perché la separazione delle carriere tra i pubblici ministeri e la magistratura giudicante non migliora il funzionamento della giustizia per i comuni cittadini, non incidendo minimamente sulla qualità, l’efficienza e i tempi dei processi, non toccati, neanche marginalmente, da questa riforma.
  5. Perché non è un bene per nessuno la magistratura sottomessa alla politica, né di destra né di sinistra, come hanno esplicitamente affermato sia il ministro della giustizia, Carlo Nordio (“sarà utile anche alla sinistra quando andrà al potere”), che il suo capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi (“votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura”).
  6. Perché la divisione dei poteri è fondamento della democrazia liberale, basata sullo stato di diritto. L’indipendenza dei giudici dalla politica è elemento essenziale dell’equilibrio tra i poteri voluto dai costituenti, dopo il fascismo, e rimesso, ora, in discussione dalla destra italiana in sintonia con gli autocrati di tutto il mondo.
  7. Perché la riforma di Gelli e Berlusconi, realizzata da Meloni, vuole ridurre l’indipendenza dei magistrati a vantaggio della politica, incrinando l’equilibrio dei poteri, la cui divisione è fondamento democratico dello stato di diritto garantito dalla Costituzione, spingendo l’Italia verso la deriva sovranista trumpiana.