Questa mattina all’alba è avvenuto quello che speravo non accadesse. È morto un ragazzo di 21 anni. Un giovane arrivato da Modena a Gallipoli per qualche giorno di vacanza. In sella a una bici stava percorrendo via Francesco Zacà, la strada che congiunge il centro urbano con il litorale sud frequentato, in questo periodo, da migliaia di giovani che giungono da tutta Italia. Lo ha falciato un’auto. È spirato sull’asfalto. Ho scritto un crudo dispaccio pensando ai suoi genitori. Ho pensato a me stesso, a tutti i padri, a tutte le madri. Ho cercato di immaginare il dolore. Ho provato rabbia. Per i fiumi di inchiostro che mi sembrano scivolati nel nulla, per quella raccomandazione in più che non ho fatto, per le parole non dette ai ragazzi che ho visto ricurvi sui pedali, lungo gli svincoli della Statale 274. Io li ho visti. Noi li abbiamo visti. Li rivedremo ancora spuntare nel buio, piegati dalla fatica, sulle bici senza fari prese a nolo. Ho chiesto come questo fosse possibile, mi hanno risposto con una stretta di spalle e un “grazie per avercelo detto”. Non volevo quel grazie. Ho pensato come pensa un padre o una madre che intuisce il pericolo. Non faccio commenti, né moralismi, non lancio accuse, rifuggo dalla retorica. Non è mio costume. Credo, tuttavia, che davanti a questa tragedia una riflessione s’imponga. Non so voi, ma io, nel mio piccolo, vado cercando nella mia coscienza di padre, di uomo e anche di operatore dell’informazione, qualcosa che, forse, avrei potuto fare e non ho fatto. Con la pena nel cuore.
Antonio Della Rocca