Un momento del sit-in a Lecce per il referendum contro l'allargamento della filovia
Un altro momento del sit-in a Lecce per il referendum contro l’ampliamento della filovia

Sit-in oggi a Lecce del Comitato per il referendum contro l’ampliamento della filovia. Di seguito il comunicato dei promotori del referendum.

La democrazia è confronto di idee e partecipazione e, fino a prova contraria, in Italia e, quindi, a Lecce, vige ancora la democrazia. Per questo il Comitato che ha promosso il referendum contro l’ampliamento della filovia a Lecce, si impegnerà affinché i cittadini, con le loro firme, si possano esprimere sul futuro della città, contro l’arroganza di una maggioranza che afferma di non temere il referendum, ma all’atto pratico fa di tutto per non farlo svolgere.
Il Comitato ha indetto la raccolta delle firme contro il potenziamento dei filobus, che una grossa parte della città non vuole perché stravolgerebbe ulteriormente il paesaggio urbano, basandosi su un Regolamento comunale giudicato legittimo per oltre 10 anni, dagli amministratori e dai tecnici comunali, ed improvvisamente bloccato da un presunto contrasto con lo Statuto comunale, che non ritiene gli atti del Sindaco e della Giunta sottoponibili al giudizio referendario dei cittadini, come è successo e continua a succedere in altre città d’Italia.
Per questo il Consiglio comunale ha cambiato le disposizioni fino a ieri valide, e vorrebbe che anche il referendum contro il filobus fosse sottoposto a questa nuova impostazione votata solo dalla maggioranza, con un effetto retroattivo inaccettabile. Per scoraggiare eventuali defezioni di quella parte della maggioranza che pure aveva manifestato, a suo tempo, perplessità sulla opportunità di insistere sul filobus, che vent’anni fa aveva provocato polemiche, divisioni e strascichi giudiziari, la Sindaca ha fatto balenare la minaccia di un danno erariale che si potrebbe “riversare” sui consiglieri comunali che avessero votato a favore del referendum “irregolarmente approvato”, riducendo eventuali defezioni.
Inoltre in Consiglio comunale il Comitato per il referendum e i suoi componenti sono stati accusati dalla Sindaca di aver ingannato i cittadini con una narrazione “ingannevole e fuorviante” perché il progetto contenuto nella delibera di cui si chiede l’abrogazione, non contiene solo l’ampliamento della filovia, ma tante altre iniziative riguardanti il servizio di trasporto urbano. Ma la stessa delibera di Giunta n. 221 del 28 maggio scorso, di cui si chiede la cancellazione, era intitolata, nella sua presentazione al Ministero per ottenere il contributo, “Riqualificazione con caratteristiche BRT, potenziamento e riqualificazione della Filovia a Lecce”. Quindi la narrazione “ingannevole e fuorviante”, eventualmente, è di chi ha presentato la delibera, ossia la Giunta Comunale. Quindi le 7234 firme raccolte non sono il frutto di una manipolazione ma sono una espressione di partecipazione diretta e di una domanda politica chiara. Liquidarle come mistificazione significa non voler ascoltare una parte consistente della città che anche oggi, durante il volantinaggio in Piazza Mazzini, ci ha appoggiato con convinzione.
D’altra parte i cittadini si attendono un servizio moderno, efficiente ed efficace per poterlo utilizzare, visto che finora, nonostante gli aumenti di utenti diffusi dalla SGM e riferiti forse solo agli studenti che si recano a Ecotekne, il servizio risulta popolato da “fantasmi”, a giudicare dai bus completamente vuoti in giro per le vie cittadine. Rimaniamo in attesa che questo percorso possa essere perseguito perché continueremo, insieme ai cittadini leccesi, a chiedere che si possa fare la consultazione referendaria che non è una minaccia ma un’occasione di confronto democratico. E chi è sicuro delle proprie ragioni, come i tanti leccesi che anche oggi  hanno supportato questo Comitato, non dovrebbe temerlo.