Pantaleone PAGLIULA

Il 20 settembre si celebra la “Giornata degli Internati Militari Italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale” al fine di conservare la memoria dei tanti soldati italiani, internati nei campi di concentramento tedeschi, dove subirono violenze fisiche e morali, a causa del proprio rifiuto di collaborare con lo Stato Nazionalsocialista e con la Repubblica Sociale Italiana dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.

Per commemorare la giornata del 20 settembre la Delegazione provinciale di Lecce dell’“Associazione nazionale ex internati nei lager nazisti” organizza un evento che si terrà lunedì 21 settembre 2026, alle ore 10:30 presso la Sala della Biblioteca Bernardini di Lecce.

Questa celebrazione provinciale vuole rappresentare un momento di memoria, riconoscenza e approfondimento, rivolto non soltanto alle istituzioni e alle associazioni, ma soprattutto alle nuove generazioni, affinché la conoscenza di quella drammatica pagina della nostra storia possa continuare a essere trasmessa.

La manifestazione avrà inizio con i saluti istituzionali delle Autorità civili, militari e religiose. Seguirà un momento di approfondimento storico e testimoniale curato dal delegato provinciale ANEI, Giuseppe Costantini, che, insieme ad altri figli e nipoti di ex Internati militari italiani, offrirà una testimonianza diretta della memoria familiare dell’internamento, attraverso documenti, racconti, vicende personali e testimonianze tramandate dalle generazioni che hanno vissuto quella tragedia.

Seguirà quindi l’inaugurazione della mostra dal titolo: “La storia degli IMI attraverso i disegni di Lodovico Lisi”. L’ esposizione restituisce, attraverso il linguaggio dell’arte, la drammatica esperienza della prigionia dell’ex ufficiale Lodovico Lisi che a distanza di circa cinquant’anni dalla prigionia, realizzò una serie di 17 acquerelli, nei quali raffigurò alcuni dei momenti più significativi e dolorosi vissuti durante l’internamento.

Finalmente, dunque, quest’anno si celebrerà il fermo NO di questi uomini alla guerra e all’odio sperando che le loro drammatiche storie, il loro sacrificio si trasformino in un messaggio di pace rivolto soprattutto alle giovani generazioni.

Per molti anni in Italia l’odissea di circa 650.000 uomini è stata messa in secondo piano, come facente parte di una storia minore, privati di ogni dignità, senza tutela e protezione da parte delle convenzioni internazionali. Uomini che per il Reich non erano prigionieri di guerra ma solo utili alla causa tedesca, deportati nei Lager per essere utilizzati, nelle più deprecabili condizioni di vita a un lavoro coatto dall’industria bellica e dall’agricoltura.

Purtroppo questa giornata cade in un triste periodo che ormai va avanti da anni dove i potenti della terra anziché far tacere le armi e intavolare dialoghi per la pace stanno contribuendo a inasprire guerre che vanno avanti alla cieca, senza regole e senza limite. Sembra che questi potenti non abbiano la ferma intenzione di interrompere il ciclo della vendetta, di dire basta alle guerre che portano avanti obiettivi non dettati da sentimenti umani ma esclusivamente da interessi economici, territoriali e imperialistici.

Tutto questo in un mondo interconnesso dove stanno saltando i fondamenti della convivenza tra i popoli e il rispetto dei diritti umani che alla fine della Seconda guerra mondiale i popoli di tutto il mondo avevano posto come barriere invalicabili.

Contro chi alimenta ancora guerre, odio, rancore e vendetta occorre gridare e ripetere con fermezza i NO alla guerra e all’odio che i nostri genitori, i nostri nonni Internanti Militari Italiani hanno detto ai nazisti e ai repubblichini dopo l’8 settembre 1943.