«Per fermare i progetti di eolico off shore di cui si parla tanto in questo periodo non bastano gli appelli degli esponenti politici, dei sindaci e delle comunità locali. Occorre che i gruppi parlamentari prendano l’iniziativa, andando a modificare con appositi emendamenti il decreto legislativo 199/2021 sulla nuova politica per le energie rinnovabili (RED 2), pubblicato in Gazzetta ufficiale tre giorni fa», ha scritto il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini sul suo profilo facebook. «Il decreto – continua – reca in sé novità positive: stabilisce infatti che entro 180 giorni il Governo si doti – con decreto del MITE e di concerto con i ministeri della Cultura, dell’Agricoltura e della Conferenza Unificata Stato Regioni, di un Regolamento che stabilisca i principi e i criteri omogenei per l’individuazione sul suolo nazionale e a mare delle aree idonee o meno all’installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, al fine di raggiungere la tanto necessaria transizione all’energia pulita».
Per Salvemini «è un positivo cambio di approccio rispetto al passato, perché fino ad ora – sembrerà strano ma è così – l’iniziativa sulla localizzazione degli impianti era demandata ai privati proponenti. Ma c’è un però. Precisamente negli articoli 20 e 23, che occorre modificare, il decreto legislativo 199/2021 stabilisce che nelle more della individuazione delle aree idonee, non possono essere disposte moratorie o sospensioni dei termini dei procedimenti autorizzativi in corso».
Cosa vuol dire? «Che quei procedimenti autorizzativi – spiega il sindaco di Lecce – di impianti che al momento giacciono presso il MITE e le Regioni potranno proseguire l’iter autorizzativo, pur in mancanza di una pianificazione ordinata da parte del Governo e degli Enti locali e in assenza di criteri localizzativi definiti e chiariti dalle istituzioni pubbliche. All’interno di Anci – in quanto delegato nazionale per Energia e Rifiuti – mi sto adoperando perché i gruppi parlamentari prendano iniziativa e propongano due emendamenti al decreto legislativo, che prevedano la sospensione dei procedimenti autorizzativi in corso fino all’adozione degli strumenti pianificatori. Solo così potremo evitare di trovarci davanti progetti proposti da privati dei quali gli enti locali sono all’oscuro e assicurare uno sviluppo armonico delle rinnovabili senza generare conflitti con le comunità locali».
Salvemini ritiene che «la transizione energetica nella produzione dell’energia, con l’abbandono dei combustibili fossili e l’investimento sulle energie rinnovabili, è un passaggio cruciale e importantissimo al quale non possiamo rinunciare, dal quale dipende la sostenibilità ambientale delle attività umane nel futuro. È una sfida alla quale non dobbiamo sottrarci e della quale non dobbiamo avere paura. Dobbiamo solo governare, con politiche pubbliche, questo cambiamento, perché sia armonico, equo e giustamente percepito positivamente dai cittadini».
«Dunque – conclude Salvemnini –, nel caso specifico del Salento, va bene il NO a questi impianti che rischiano di essere realizzati in queste modalità, e occorre spingere perché il Parlamento prenda l’iniziativa. Consentendoci di dire SI nel prossimo futuro ad un cambiamento che va nell’interesse di tutti noi e delle future generazioni».


















