Enzo Sozzo
  • L’uomo, l’artista, il partigiano. Il ricordo di Enzo Sozzo, storico presidente dell’Anpi di Lecce, nelle parole di Maurizio Nocera e del figlio Carlo, che per lui hanno curato libretto “Il Salento per la libertà e la pace” (Lecce, Anpi 1984). 
di Maurizio NOCERA e Carlo SOZZO

Ancora prima di morire, quando sul volto di Enzo Sozzo erano evidenti i segni dolorosi di un brutto tiro giocatogli dalla fatica del vivere; quando attorno a lui si stringevano solo gli amici e i compagni conosciuti nella bufera resistenziale e con loro l’artista partigiano passava tristi mattini invernali tra l’antica cella del convento sanleonardiano di via Coniger uno (divenuta poi studio-bottega tuttofare) e il Caffé “Paisiello”, quando la città barocca se ne moriva nonostante i superni appelli di monsignor Mincuzzi e quando ormai stanche s’adagiavano lentamente le sue carrozzelle sulla tela, insomma, quando sembrava ormai che i giochi fossero tutti fatti, fu naturale chiedergli: ed ora, caro Enzo, che cosa c’è ancora da fare?
La sua risposta fu quella di sempre:
«Cerchiamo di dare dignità a questa nostra storia di quarant’anni e passa. Mettere un po’ di nero su di una pagina salentina ancora bianca, per raccontare imprese significative, compiute dai figli migliori di questa terra, esempi rimasti finora sconosciuti ai più, lasciati fuori dai testi scolastici istituzionali».
Insomma, dovevamo ancora tentare di aggirare un silenzio assordante istituzionalizzato più per ignoranza che per cretinismo parolaio.
Allora, quando era difficile perfino respirare l’aria barocca, sentimmo forte il richiamo della militanza rinserrata in noi e umilmente ci spingemmo a dare concretezza a quella ormai annosa richiesta di Enzo Sozzo, nostro presidente dell’Anpi provinciale di Lecce.
Nacque così il libretto Il Salento per la libertà e la pace (Lecce, Anpi 1984), nel quale Enzo scrisse una pagina memorabile a difesa della Storia, dell’Arte, della Cultura che, successivamente, ribadì nel catalogo Enzo Sozzo. L’uomo, l’opera (1990), nel quale volle dire:
«Quanto è stato riportato in questo “catalogo” è soltanto una sintesi di tanti fatti della mia vita. […] Chiedo scusa a tutti i miei amici se in tutti questi anni mi hanno sopportato, però, ricordo loro che assieme siamo riusciti a gettare qui a Lecce le prime fondamenta della libertà e della democrazia. i nostri figli sicuramente continueranno la nostra opera per la pace nel mondo».
Ecco. Questo è stato Enzo Sozzo: un uomo di grandi ideali di libertà, di democrazia, di uguaglianza, di fraternità, di giustizia sociale; ideali che egli non tradì mai e che per lui sono enucleati nella Resistenza partigiana e nell’Arte. Di sé scrive:
«Avevo frequentato la Scuola di disegno alla “Maccagnani”, nella Società Operaia di Lecce. La sera, tornando a casa dopo una riunione, mi sedevo davanti al cavalletto e dipingevo per ore e ore, a volte anche per tutta la notte. In quel periodo, chi mi seguiva, chi mi incoraggiava era mio padre, che di mattino presto veniva a casa mia a prendere il caffè e, guardando i miei quadri prodotti durante la notte, diceva: “ma a che servono questi lavori se la gente non li vede e non sa niente di te?” Dopo aver sentito per anni questa frase, mi decisi allora ad organizzare una prima mostra. La tenni al Caffè “Santachiara” in via Trinchese. […] Ricordo che quella sera mi assentai dalla mostra per qualche minuto in compagnia di mio cognato, dopo che c’era stata la presentazione di Rina Durante. […] Durante la mia assenza, in quei pochi minuti, Vittorio Bodini visitò la mostra. Mi lasciò un biglietto che conservo ancora in mezzo a quintali di carte, giornali, fotografie. In quel foglio Vittorio scrisse poche righe che ricordo ancora: “Bene Enzo, dipingendo la tua casa hai narrato come vivi, dove lavori. Questa è la strada su cui devi continuare: dipingere la nostra terra, la nostra gente. Ti abbraccio, Vittorio».