di Fernando DURANTE
Non è nemmeno pensabile che possa essere presente nei piani della Regione una discarica a Corigliano d’Otranto. Questa, in estrema sintesi, è la posizione della Lilt (Lega italiana per la lotta contro il tumore) leccese sulla discussa vicenda che affonda le radici a circa diciannove anni fa. Allarmata dalla notizia, la Lega prende carta e penna e scrive a Regione e Provincia per richiamare l’attenzione sul problema discarica a Corigliano. La falda presente sotto l’ipotetico sito di rifiuti disseta oltre la metà dei cittadini del sud Salento. Giustificato, quindi l’allarmismo della Lilt provocato dalla notizia.
La storia dell’individuazione del luogo risale al 2003, governatore Raffaele Fitto. Il luogo, probabilmente venne ritenuto idoneo perché prolungamento di altro preesistente, chiuso a seguito di perdita di percolato, almeno questa era stata la notizia. La Regione promise di creare un boschetto su quella vecchia discarica. Al momento non se ne vede forma.
A Fitto è succeduto Vendola che aveva dichiarato di essere impotente rispetto alla decisione assunta dal suo predecessore, perché erano state esplicate le gare. Passa il tempo, si arriva all’ottobre del 2016, sindaca di Corigliano, Ada Fiore. Nel corso di una infuocata assemblea pubblica tenutasi presso le scuole del luogo ed organizzata per silenziare e chiarire le insistenti voci circolate in paese, secondo cui chiudeva la discarica di Poggiardo ed apriva quella di Corigliano, l’allora prima cittadina dichiarò che, qualora fosse stata aperta, in quella del luogo sarebbero arrivati solo rifiuti “biostabilizzati: praticamente terra”. Comunque, concludeva il suo intervento dichiarando che «a monte di tutte le situazioni avrebbe costituito priorità assoluta la difesa della salute dei cittadini».
Con l’esplodere deI problema rifiuti e le voci di apertura circolate, e siamo all’oggi, la sindaca attuale, Dina Manti, sale sulle barricate. A sostenerla tutte le organizzazioni ambientaliste. Sarebbe stata l’esplosione del problema rifiuti a fare immaginare alla Regione l’apertura della discarica coriglianese, alla disperata ricerca, fra l’altro, di una soluzione definitiva. Ma sono solo voci non controllate, di fronte al silenzio barese. Perciò, la gente è preoccupata e protesta. Le associazioni organizzano manifestazioni ad ogni voce.
Nella lettera aperta della Lilt contro l’apertura del sito coriglianese, a sostegno della tesi, si riportano giudizi di eminenti ricercatori e studiosi della materia di UniSalento. Gli studi del professore Cotecchia, nel 2002, e di Paolo Sansò, del 2010, fra gli altri, sostengono «l’incompatibilità tra la presenza di una discarica potenzialmente fonte di percolato e la presenza ed il campo di pozzi dell’Aqp, unica fonte di acqua potabile del Salento centro-meridionale». La lilt, infine, sollecita le Istituzioni responsabili del problema ad «un sussulto di coraggio perché prevalga la volontà di mettere mano ai rimedi necessari per bonificare il malfatto in questi anni e cominciare a pianificare un modello di sviluppo sostenibile». Appunto.


















