di Fernando DURANTE

E’ morto pochi giorni fa, nella su amata Calimera, all’età di 98 anni, Luigi Cafaro, che tutti chiamavano,”Cici”. Personaggio estroverso e popolare, era molto noto in paese. Se ne va uno degli ultimi appassionati cantori di grico. Quasi analfabeta, aveva scritto poesie, molte in dialetto, altre nella sua amata lingua antica. Non perdeva occasione di cantare le canzoni della sua giovinezza in lingua. Il noto cantante folk del luogo, Antonio Castrignanò, lo considerava il suo maestro. Nel pensiero di addio riprende il commento del suo mentore sulla vita. Così riporta: “Antonio mio, sulla terra ogni cosa ha un principio e una fine…”. Il saluto d’addio di Castrignanò: “Fai buon viaggio Cici mio, amico e maestro, resterai sempre parte di me”. Niente, meglio di una delle su ultime poesie, riprende il suo modo di vivere la sua esistenza.

Questo il suo inno alla vita:
Sono di Calimera e mi chiamo Cici, e sono l’amico di tutti gli amici, canto e suono in compagnia perché mi piace l’allegria… 97 anni son suonati e di cultura li ho colmati, ma io non sono contento, devo arrivare fino a 100; che molte cose devo fare, devo ridere e scherzare, perché il mio cuore è gaudente in compagnia di brava gente. Gli racconto barzellette e la gente si diverte faccio rime a non finire, e la gente sta a gioire, di poesie non posso dire ne ho scritte a non finire… non sono proprio di quelli buoni ma ho scritto anche tante canzoni e di tutto questo ho fatto doni alle nuove generazioni; e se sono anziano non è colpa mia, a me piace l’allegria! Vengo da un tempo lontano ma quando sto coi giovani non sono anziano!”.