L’occasione della fiera “Lu panieri”, in programma il 23 e 24 aprile pp.vv. presso l’Abbazia di Cerrate, mi dà lo spunto per ribadire – a chi non lo sa e a chi lo ha dimenticato – che artefice dell’acquisizione (1965) dell’importante monumento romanico nonché l’istituzione di un Centro di Ricerche e Studi di Folklore e Tradizioni Popolari Salentine con annesso un museo, fu la dr.ssa Giovanna Delli Ponti, direttrice del Museo Archeologico “S. Castromediano” di Lecce.

A sede del Museo folklorico – come si legge nella pubblicazione ormai rara Cerrate e il suo Museo a cura della medesima Delli Ponti – fu utilizzato un ex frantoio. Qui vi era “[…] una raccolta di oggetti artigianali, usati nelle nostre contrade prima dell’avvento dell’industria…”, entusiasticamente raccolti dalla esimia archeologa – girovagando per paesi e masserie, o grazie al dono e/o contributo di altri appassionati studiosi salentini e accademici -, esposti nelle bacheche appositamente realizzate e disposte nelle sale museali. Insieme ad altri arredi, alla ricostruzione di ambienti tipici della civiltà contadina, alla parete sinistra dell’ingresso “vi erano appesi alcuni acquarelli che ritraggono vari costumi caratteristici usati verso la fine del 700 in alcuni paesi della nostra Provincia” (pg. 14 della pubblicazione).
Non mi dilungo oltre perché, voglio sperare, al momento della consegna o del passaggio di gestione del complesso abbaziale dall’Amministrazione Provinciale (proprietaria) e il nuovo destinatario ossia il FAI Italiano, si sarà preso atto dell’esistente patrimonio materiale/immateriale appena accennato per sintesi.
Vengo al dunque:
– mi sembra giunto il momento di intitolare il complesso abbaziale alla dr.ssa Giovanna Delli Ponti che ci ha lasciato nel giugno 2022;
– mi sembra giunto il momento di ripristinare il Museo di Tradizioni Popolari Salentine con gli oggetti che lo costituivano (dove sono parcheggiati al momento?) per ridare ad essi la funzione per cui sono stati raccolti e disposti secondo un criterio nelle accennate bacheche. Al fine di una legittima riconsegna pubblica; per guardarli col rispetto che meritano, in quanto espressione culturale; per considerarli al pari di un’eredità da tramandare alle generazioni postume e perché non se ne perda definitivamente la memoria.
Rossella Barletta
Ricercatrice storica e scrittrice


















