Canale d'Otranto

La campagna contro l’eolico off shore, come la No Tap, la No Tav, obbedisce a criteri di bassa propaganda populistico-elettorale per lisciare il pelo ad un certo tipo di imprenditorialità. Si evocano presunti danni paesaggistico-ambientali da parte degli stessi soggetti che hanno consentito la cementificazione e il degrado delle coste, il sorgere di una edilizia di pessima qualità architettonica, la distruzione delle zone umide dell’Arneo con insediamenti selvaggi, hanno assistito senza batter ciglio al degrado paesaggistico e al disastro economico di migliaia di ettari di territorio provocato dalla xylella, contro il quale avrebbero dovuto richiedere con pari energia le risorse per l’espianto degli alberi morti e il reimpianto delle nuove colture.

Foto di Luigi Marzo, scattata a Santa Cesarea Terme il 5 giugno 2016

Uno dei pericoli più evocati è che le pale eoliche modificheranno l’orizzonte marino e oscureranno il profilo dei monti dell’Albania. Due calcoli. Il Canale D’Otranto è largo 70 Km, le acque territoriali italiane sono larghe 12 miglia marine=22 Km, la linea di orizzonte dalla costa sul mare è di 8 Km, le montagne albanesi visibili dal Salento sono quelle prospicienti la baia di Valona, tutte al di sopra dei 1000 metri sm. Come può una torre eolica alta dai 30 ai 50 posta ai limiti delle acque territoriali, ossia a circa 20 km essere visibile dalla costa e oscurare la visione di montagne alte oltre 1000 metri?

Chi si oppone o manca di queste elementari conoscenze o, peggio ancora, lo fa in mala fede. L’operazione saggia sarebbe quella di ottenere che l’insediamento sia localizzato quanto più possibile vicino ai limiti della acque territoriali e non attardarsi in perdenti rivolte di retroguardia, come è avvenuto per le altre campagne negazioniste.

Se il Salento, nonostante le sue immense risorse naturali, perderà il favore dei turisti, non sarà certo per le pale eoliche ma per la scarsa qualità dei servizi che saprà offrire.

Marcello Filotico