di Fernando DURANTE

La cicogna non volerà più. È appena iniziata la stagione di caccia 2022 e già si registrano i primi effetti negativi. A pagare con la vita il divertimento di questi “sportivi”, tali si dichiarano i cacciatori, sono gli uccelli selvatici, la specie migratoria in particolare. Il primo giorno di apertura alla caccia (il 18 settembre us), scrivono tre amanti della natura sulla pagina facebook, “Sos fauna Calimera”, Pierre Luigi Trovatello, Francesco Zuccarino Ciullo, avrebbe provocato il ricovero al Cras (Centro recupero di fauna selvatica), sito presso il Museo di storia naturale di Calimera, di un falco con ferite d’arma da fuoco e un omero frantumato. Mercoledì 21 settembre, invece, è stata ferita una cicogna nelle campagne fra Presicce e Acquarica.

Allertati da una segnalazione, l’assessore dei due comuni, Andrea Monsellato e la guardia zoofila Pierluigi Trovatello, si sono recati sul posto per mettere in sicurezza il volatile e trasportarlo al Cras. Lo stesso amministratore ha trasportato, velocemente, il volatile ferito presso il centro calimerese. La cicogna, infatti, perdeva molto sangue. Probabilmente, perché impallinata. Successive radiografie hanno confermato l’ipotesi. Queste hanno evidenziato la presenza di dodici pallini da caccia e schegge di piombo, sparsi in tutto il corpo dell’animale. Alcuni pallini, fra l’altro, hanno rotto l’omero in più punti e reciso un vaso sanguigno che irrorava l’ala.

Per il direttore sanitario e veterinario del Cras, Gianluca Nocco, e la sua collega, Elisabetta Mansullo, non c’è stato altro da fare che procedere all’amputazione dell’ala. I giorni post intervento non sono stati facili. La cicogna perdeva sangue dal becco, era abbattuta e non aveva la forza di mettersi in piedi. Domenica, dopo quattro giorni dall’intervento e «dopo le amorevoli cure degli operatori del Centro», scrivono i tre amanti della fauna, «le sue condizioni sono migliorate e la cicogna è riuscita ad alzarsi e camminare. Volare, però, non potrà, mai più». Qualcuno ha deciso per lei.

«Non ci importa chi sia stato», continuano i tre, «ma il gesto è davvero spregevole. La cicogna è il simbolo della vita». Nell’immaginario collettivo è colei che porta un neonato ai suoi genitori. È un animale raro e protetto. Ha un compagno per tutta la vita e migra per nidificare, poi ritornare a svernare, in genere in Africa o Spagna meridionale. Un colpo di fucile ha messo fine alla sua missione.

«Bisognerebbe aumentate i controlli e fermare i folli che in barba a ogni legge e al buon senso non si fanno alcuno scrupolo a sparare contro meravigliose creature indifese», denunciano i tre. «Non lasciamo che quel po’ che è rimasto del patrimonio faunistico sia lasciato nelle mani di pochi barbari ignoranti».