Basta polemiche con Lecce per la restituzione della colonna romana, crollata nel 1528 e poi donata, 132 anni dopo, a Lecce come basamento per la statua di Santo Oronzo. il consigliere comunale brindisino di Fratelli d’Italia Roberto Quarta propone di ricostruire quella mancante accanto a quelle autentica. il sindaco Giuseppe Marchionna non sembra particolarmente convinto. «Perché – dice – ricostruire una colonna falsa e cambiare, in questo modo, lo skyline?».
Quarta propone di creare «un tavolo di lavoro partecipato, un organismo temporaneo di studio e discussione che coinvolga attivamente storici, esperti in materia di patrimonio artistico, docenti di storia dell’arte, rappresentanti delle istituzioni locali, della Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio, nonché la comunità brindisina attraverso le sue realtà rappresentative associative. Il duplice obiettivo del tavolo di lavoro sarà, da un lato, di avviare una discussione approfondita sulla fattibilità della ricostituzione della seconda colonna romana, esaminando tutte le implicazioni tecniche, storiche, culturali e finanziarie». Parallelamente, bisognerà verificare l’accoglienza di questa idea da parte dei brindisini, «ascoltando le voci, le considerazioni e le valutazioni dei cittadini in merito al progetto. Ritengo sia fondamentale coinvolgere la cittadinanza in questa fase iniziale, poiché il progetto della seconda colonna è prima ancora che un atto di recupero patrimoniale, un simbolo forte della nostra identità e delle nostre aspirazioni future. Il tavolo di lavoro sarà quindi incaricato di organizzare incontri pubblici, dibattiti, sondaggi e ogni altra iniziativa intesa a raccogliere il più ampio consenso e partecipazione attorno all’idea della ricostituzione della colonna. Inoltre, considerata la rilevanza del progetto e le sue potenziali ricadute sul piano culturale, turistico ed economico, sarà necessario esplorare la possibilità di coinvolgere partner privati, comprese le multinazionali presenti sul nostro territorio».
Un approccio, sottolinea Quarta, che «guarda a un modello di sinergia pubblico-privato che possa garantire le risorse necessarie alla realizzazione del progetto, nel rispetto del patrimonio storico e culturale della città di Brindisi. Si tratta di un’ambiziosa visione per il futuro che mira a restituire all’intera città la sua originale identità. Un progetto con il potenziale di trasformarsi in catalizzatore di rinnovamento e sviluppo, influenzando positivamente l’immagine di Brindisi, sia a livello nazionale che internazionale». Ricostruire la colonna crollata, sostiene infatti il consigliere comunale, «significa prima di tutto riaffermare il ruolo storico di Brindisi come punto di congiunzione tra Oriente e Occidente, rinvigorire il legame con la Via Appia e recuperare la primazia di Brindisi nel contesto delle rotte mediterranee. La presenza di entrambe le colonne romane avrebbe il significato di ricostituire l’indivisibilità, non solo teorica, un’opera architettonica che per secoli ha definito l’identità di questa città, fungendo da emblema di civiltà e di scambio culturale». Questo, per Quarta, offrirebbe anche opportunità per attività educative, ricreative e turistiche, stimolando la creazione di eventi culturali come mostre e festival e dunque «contribuendo a vivacizzare l’economia del territorio». Anche dal punto di vista turistico. Insomma, conclude, «un’opportunità unica di riscatto culturale e di rinascita».


















