Silvio Berlusconi

Il senso del limite è senza dubbio tra le principali virtù di Berlusconi: “Arriverò a 120 anni” ( non presumeva oltre) assicurava euforico il 17 aprile 2011 , all’apice della sua carriera di dominus politico del Paese; pochi mesi dopo, una lettera della BCE, firmata Trichet e Draghi (quest’ultimo ingrato, pur essendo stato candidato dal premier Silvio al cervello economico della UE) e qualche diserzione, sicuramente pagata dagli avversari, mascherava un sospettato colpo di stato contro il capo del governo . Certo arriverà al traguardo ultrasecolare in forma smagliante – modello per i telecittadini – già avvezzi a modernizzare la propria partecipazione politica in termini di Auditel, per poi approdare al più personalizzato “mi piace”.

Se i 120 anni erano stati superati da un umile lavoratore francese della Provenza (1875-1997), già un decennio prima, perché non dovevano essere una meta ragionevole, un obiettivo doveroso per colui che per di più si sobbarcava il fardello di rinnovare l’Italia? Consapevole che ciò avrebbe richiesto un lungo lasso di tempo…!

In vista di tale missione, ancora oggi da portare a termine per il bene del Belpaese, vanno rimossi i malanni , politici e personali trascorsi, troppo enfatizzati dai tradizionali avversari e da alcuni infidi ex sodali; in questo soccorre la virtù italica del perdono, supportata dalla memoria popolare rimossa di tranelli e scheletri , certamente tramati a suo danno, a lungo escogitati ad arte per bloccare la promessa di vera e concreta Rivoluzione liberale (dopo quella velleitaria di Gobetti) . Quindi il nuovo look del saggio mediatore, al di sopra delle fazioni partitiche e, soprattutto, del tempo…

Sopravvissuto alla barbarie della “dittatura giudiziaria” (più feroce dell’attuale “sanitaria”) perpetrata per decenni da reduci in sedicesimo del comunismo, travestiti da magistrati (ma il tempo è galantuomo e fa cadere in prescrizione …non solo giudiziaria); sopravvissuto a mille nemici, trame, vituperi, presunti scandali, sentenze e condanne ingiuste, attentati, offese e malanni, tradimenti, etc.. Per questo nessun in Italia è più resistente e temprato dalla lunga e operosa vita, reiteratamente messa alla prova: quindi degno del Colle!

Meritato dal Cavaliere soprattutto per una serie di virtù: il successo imprenditoriale del self-made man (solo secondario l’aiuto di banche vicine a Sindona &C.); la rivoluzione politica; i sogni regalati dallo schermo a edificare e modernizzare la coscienza civile degli italiani; la capacità acrobatica di cadere sempre in piedi, e quella di sopravvivere ai suoi detrattori e perfino ai suoi delfini traditori; la moderazione contro la rissosità altrui. Virtù, doti, meriti non comuni, con disinteresse e generosità ora messe al servizio del paese. Il tutto si sublima in una Vision (Weltanschauung suggerirebbe la sodale Merckel); figlia naturale della Utopia di T. Moro, da Silvio studiata e assimilata, con l’autorevole “aiuto” di L. Firpo…: incubata per decenni nella vittoriosa strategia di tele-Vision. In essa il consueto sentire popolare è stato nobilitato nell’immaginario di massa: rispecchiamento e approdo per un popolo ormai deprivato delle vecchie e desuete ideologie ottonovecentesche, per questo fallimentari, anzi fallite. Da qui si dispiega la rivoluzione antropologica da cittadini, orfani anche degli ideali, a telespettatori soddisfatti.

Ancora un merito politico, imputabile alla candidatura al Quirinale di Berlusconi: compete con il 20% (e non cifre minoritarie come quelle di altri candidati minori, pertanto…divisivi) con Draghi. Così garantendo il pluralismo, riproponendo una seconda grande risorsa politica del paese, unica autorevole alternativa al monopolio politico finora incentrato nella figura di Draghi, come se nel nostro paese non ci fosse altro. Disinteressato fino in fondo, Berlusconi si mette a disposizione, solo per ricordare che il paese è ricco di autorevoli figure della società “civile” oltre che della classe politica: come la sua che le supplisce, rappresenta e sintetizza al meglio!

Giovanni Seclì