Pompea VERGARO
Giorni di gran fermento precedono l’attesa di quel 21 marzo di ogni anno che celebra la “Giornata Mondiale della Poesia”. Ah, la Poesia, inneggiata, esaltata, adulata, a volte ignorata; /e i poeti stessi /ce ne saranno forse due su mille/ come scrive audacemente la poetessa polacca, premio nobel, Wisława Szymborska, nella sua “Ad alcuni piace la Poesia”.
In realtà è così, perché non basta essere tristi, non basta andare a capo o scrivere in rima per dire che un componimento è Poesia.
Si sa che questa forma di scrittura è la più difficile e forse la meno apprezzata dal grande pubblico. Ma questo non scoraggia i Poeti, quelli con la P maiuscola.
E tra questi, a pieno titolo, si annovera Annamaria Colomba che ha già pubblicato tre sillogi, due delle quali con la mia Casa editrice “L’officina delle Parole”.
L’ultima nata ai primi di quest’anno, “Artàmia IL BREVIARIO versi e quotidiane dissonanze” ha già iniziato il suo percorso tra il pubblico.
Frattanto, in questo spazio ho pensato di condividere i sentimenti di coloro che hanno fatto parte del programma della prima serata di presentazione avvenuta a Lecce, nello scorso febbraio, nei luoghi della storica Biblioteca Bernardini, alla presenza di un folto e interessato pubblico, tra amici e appassionati di Poesia.
È stato una sorta di invito accettato da tutti di buon grado per coglierne un sentire intimo e sincero.
In fin dei conti, quando cala il sipario di un incontro, è utile indugiare su quanto si è vissuto, perché sono certa che con la Cultura si semina o si raccolgono i frutti.
… cominciamo con l’autrice Annamaria Colomba:
“Quella della presentazione del mio libro ArtÀmia Il Breviario, del 21 febbraio scorso, presso la Biblioteca Bernardini di Lecce, che pure non è la prima della mia attività poetica, è stata una inaspettata e vera rivelazione a livello intimo e di relazione con l’esterno, quasi uno shock emotivo, una carica sensazionale di energia benefica e tangibile sia nell’aria che tra le persone presenti, a loro volta, ricettori di tante positive emozioni che sono state percepite insieme ai miei compagni di viaggio, complici ed artefici della riuscita dell’evento, come un vero prodigio. La Poesia non era più un azzardo, un salto nel vuoto, ma una certezza che stava planando serenamente su ogni cuore parlando di Umanità”.
Ora incontreremo tutti coloro che hanno dato un contributo al progetto editoriale. Do la precedenza a Mauro Marino, giornalista poeta, operatore culturale, in quanto ne ha curato l’impaginazione e la grafica per cui ha avuto l’opportunità di penetrare, per primo, nella parola poetica della poetessa:
Il “breviario” è luogo della preghiera, la accoglie, la conserva, la tiene scritta per la voce, per celebrare il divenire rituale della vita. E, la vita, incontriamo tra le pagine di “ArtÀmia, IL BREVIARIO versi e quotidiane dissonanze” di Annamaria Colomba. E, la voce, troviamo di un’attrice-poeta sempre attenta al suono, al ritmo che ogni poesia consegna alla lettura e all’ascolto, all’altro alla sua necessaria presenza per dar corso al fare poesia. In “Carta d’Identità”, poesia che apre la silloge, Annamaria lo ribadisce: Ho trovato nella bellezza dell’Arte, / della Poesia, del Teatro e della Musica / la magia delle affinità elettive / e della condivisione.
Sentire, sentire sintonie è il compito-ruolo che ogni poeta cerca di compiere con il suo essere “opera”: corpo attento, corpo presente, corpo mistero, corpo scrittura. E allora Il Dubbio, La Preghiera, Il Cuore concorrono a tessere un tappeto poetico capace di celebrare il sentire più intimo, la luce ispirativa dei versi, rendendola materia, sommario del venire dei giorni.
Continuo con la scrittrice Raffaella Verdesca che ne ha curato, peraltro, il prologo, una esperienza possiamo dire privilegiata, per la doppia esperienza con la silloge, della quale avremo la ricchezza di un altro suo sentire:
“Uno spazio bianco a volte rimanda a un senso di pace, altre a una strana inquietudine o a una sciagurata noia. Gli eventi culturali si prestano spesso a questo rischio, ma Pompea Vergaro, editrice, critica d’arte e curatrice di eventi culturali per vocazione, lo sa. Così, il 21 febbraio presso la Biblioteca Bernardini a Lecce, nel corso della presentazione della silloge di Annamaria Colomba, ARTÀMIA “Il Breviario Versi e quotidiane dissonanze”, Pompea è riuscita a creare palcoscenici ideali, nella sala e nella scaletta di questo spettacolo dell’Arte, rendendo protagonisti i colori vibranti dei versi e delle interpretazioni di Annamaria, le meditazioni pittoriche della poetessa e pittrice Adriana Puliti, le note elevate del violinista Vittorio Ciurlia, il pathos teatrale dell’attore Salvatore Cezza, le domande degne di nota dell’analista Walter Zitano. Io, nel mio piccolo, da presentatrice dell’opera, ho avuto l’onore di prendere colori, note, voci e dipinti, e rilanciarli sul tavolo da gioco del pubblico, quello che ascolta, ride, si emoziona e batte le mani a un’umanità protetta dalla completa estinzione grazie a questo tipo di cultura attiva, quella dei sentimenti. L’intrigante bianco di Artàmia rimane una promessa di nuovi arcobaleni”.
E con l’analista Walter Zitano:
“Ho partecipato al “Breviario: versi e quotidiane dissonanze”, pubblicato da ArtaMia assieme a L’Officina delle Parole, come ospite-intervistatore.
Ho vissuto l’evento in maniera emozionante: non una semplice presentazione, ma un’autentica e unica opera olistica composta da arti, dalla musica alla poesia al teatro, che confluivano in una creazione a sé stante, che non può essere ridotta alla semplice somma delle sue parti individuali.
Il tutto era in un fragile equilibrio perfetto, curato e aggraziato anche nel più minuzioso dettaglio, dove ogni cosa si trova esattamente nel luogo in cui dovrebbe essere, ed è forse questo il motivo della variazione improvvisata in estemporanea del programma.
Performance poetiche, teatrali e musicali che lasciano immergere lo spettatore in un mondo surreale”.
Ed ora, con la pittrice e poetessa Adriana Pulitì che ha illustrato la silloge:
“Quel che si rendeva ben visibile nell’inaugurale appuntamento di “ArtÀmiA” era soprattutto il sodalizio fra le Arti, il leggiadro – e sempre di contenuto – dialogo fra musica, poesia, figurativo, teatro, pensiero filosofico (analitico); capace di affascinare e coinvolgere i partecipanti – pubblico ed ospiti. Tutto ciò all’insegna di temi riguardanti l’esperire della vita (autenticamente espressi nella raccolta poetica), relativi alle sue battaglie, al coraggio per affrontarle, alla sofferenza che matura l’animo: spirito, questo, che ama, e altre anime ed il Bello (le piccole cose e Dio”).
Ed ora diamo la parola alla performance poetica e musicale. In primis, all’attore Salvatore Cezza che durante la serata ha interpretato magnificamente sia le poesie sia un passo della commedia La Povertà, di Pluto, “un due voci “con la sorprendente Annamaria Colomba:
“Quando leggi Annamaria Colomba sai già che ti ritroverai negli abissi di una memoria universale. La sua parola dà voce a un tumulto che scardina ogni essere umano! È familiare come il respiro quotidiano, come il primo passo che comincia la passeggiata dei personali ricordi, bagaglio inesauribile dell’esistenza.
Vivere, da lettore/attore, la poesia di Annamaria è semplicemente “naturale”. Lei è una vera scultrice della parola. E sappiamo che gli scultori “tolgono” più che aggiungere. Ecco, lei toglie il rumore inutile delle cose per dare vita all’essenza. Un’essenza profonda e colma di vissuto”.
Ed ora ecco il violinista M° Vittorio Ciurlia che ha offerto brani musicali tratteggiati da abili virtuosismi e improvvisazioni:
“ArtÀmia” è stata un’esperienza intensa e, al tempo stesso, di estrema delicatezza. Il violino non si limitava ad accompagnare le parole: sembrava essere lì per custodirle.
Suonare tra quei versi è stato come entrare in punta di piedi in un diario aperto, dove ogni nota cercava di fondersi con la poesia senza interromperla. Ripensandoci, ho rivissuto l’ideale wagneriano di ‘opera d’arte totale’: quel momento in cui suono e parola smettono di essere distinti per farsi un unico soffio. In quella sala non c’è stata una semplice presentazione, ma un dialogo vivo tra musica e silenzio.
La forza dell’incontro è stata proprio questa armonia rara, capace di trasformare il pubblico in parte integrante della stessa storia”
Come potrete constatare la serata è stata densissima, e affinché non bastasse, si è conclusa con la partecipazione del pubblico. A tal proposito, ho proposto una sorta di gioco con “la Poesia nella bottiglia” a 5 volontari tra il pubblico, i quali, con gran curiosità, si sono subito offerti.
Da un gruppo di biglietti contenuti in una brocca ne hanno scelto uno. Su ciascuno era indicato il nome e la pagina della poesia racchiusa nella silloge da leggere al pubblico.
Vi assicuro che la partecipazione del pubblico è stato un grande successo a sorpresa! Come, peraltro, l’intero incontro.
E per chiudere, in questo esperimento, mi è sembrato doveroso coinvolgere il pubblico.
Così, di seguito l’esperienza della signora Antonella Perrone che si era offerta a scegliere “la Poesia nella bottiglia”:
“ArtÀmia IL BREVIARIO versi e quotidiane dissonanze” … Sabato 21 febbraio 2026 nella Biblioteca Bernardini a Lecce sospesa in un’atmosfera intima e familiare ho preso parte ad un evento di pregio molto emozionante, la presentazione della silloge Artàmia di Annamaria Colomba. Suggestive sono state le letture di Annamaria Colomba e Salvatore Cezza; sublime il maestro Ciurlia che con il suo violino ci ha fatto sognare e poi anche cantare sulle note di’ Allelujah di Cohen. Un altro momento molto coinvolgente è stato “la poesia nella bottiglia” che ha visto protagonisti proprio noi del pubblico. Chi desiderava pescava un biglietto dal contenitore e poi recitava la poesia ai presenti. Annamaria Colomba citando le parole della poetessa Szymborska ci ha chiesto “attraverso le mie poesie vorrei ascoltare “come mi batte forte il tuo cuore”. Insieme ad altri, mi sono alzata ed ho pescato un bigliettino. Dalla sezione preghiera, è capitata a me la poesia dal titolo “Il suono antico delle campane” ho pensato: “è destino che capitasse a me”… da poco ho perduto una parte importante delIa mia anima ed è a lui che ho dedicato quei versi “…Sacrale e pulito, lontano, insieme ai ricordi del cuore…”e poi ancora “… E con te mi pare di tornare, di nuovo con te che m’insegnavi a pregare.” Il mio cuore batteva forte, il silenzio e l’atmosfera intima che vibrava nella sala, ha permesso una connessione emotiva con i presenti, instaurando legami profondi di condivisione. Penso che veramente, in quegli attimi di pura magia, ognuno di noi stesse ascoltando il proprio cuore attraverso quello dell’altro.
Siamo giunti alla fine di questa sorprendente e coinvolgente viaggio intimo!
Perché, se è pur vero che non si sa se per davvero, LA POESIA SALVA LA VITA, di sicuro, in un certo qual modo, anche se per una sera, possiede la capacità di regalarci serenità e un pizzico di gioia e commozione. Nutrimento della nostra Umanita!


















