Prossimo appuntamento domenica 6 aprile, nella Basilica di Santa Caterina d’Alessandria, a Galatina, alle ore 20:00, subito dopo la Santa Messa serale.
Stefania CAROFALO
La settecentesca Chiesa di San Lazzaro a Lecce, sabato 29 marzo 2025, è stata teatro della notevole opera di Jacopone da Todi “Donna dè Paradiso” tratta dalla “Lauda 70” del 1278 e magistralmente portata in scena dall’attrice e poetessa Annamaria Colomba in arte ArtÀmia e da giovani attori professionisti. L’evento scenico è stato organizzato con la collaborazione de L’Officina delle Parole, Associazione e casa editrice di Pompea Vergaro, personalità poliedrica e molto attiva in ambito culturale.
Nella “Lauda”, Jacopone da Todi scrive dell’attimo in cui la Madonna Addolorata apprende da San Giovanni il nunzio, del tradimento di Giuda, del processo e del martirio con la crocifissione di Gesù: che immenso dolore per una Madre! “Donna de Paradiso” interpretata nella versione integrale, così come scritta da Jacopone, è facilmente comprensibile da tutti. Il poeta mette in luce il dramma con lo straziante e intimo dialogo tra madre e figlio e il Figlio, crocefisso e morente, risponde con fatica alle domande della Madre per poi affidarla a Giovanni. ArtÀmia s’immedesima con grande intensità nel ruolo della Madre di Nostro Signore Gesù Cristo sino a commuovere i presenti.
Da alcuni anni, in periodo di Quaresima, Artamia porta in scena la mirabile lauda nelle chiese disponibili ad accogliere un’opera così ricca di valori religiosi. Il prossimo e imperdibile ultimo appuntamento è previsto per domenica 6 aprile, nella trecentesca Basilica di Santa Caterina d’Alessandria in via Raimondello Orsini, 6 a Galatina, alle ore 20:00, subito dopo la Santa Messa serale. Presenta e introduce la rappresentazione teatrale Pompea Vergaro Critico d’arte e Editor.
I personaggi e interpreti della Lauda sono: ArtÀmia – Maria Addolorata; Matteo Rocco Carbone – Gesù Cristo; Salvatore Cezza – Giovanni il nunzio (San Giovanni Evangelista); Raffaele Giocondo – il Giudeo e Adele Benlahouar – Tamborra e voce. La Regia è di ArtÀmia. A rendere ancora più suggestiva la rappresentazione, sono gli abiti realizzati con arte dalla costumista Maria Grazia Spedicato che ha anche curato il trucco scenico. Le Musiche che accompagnano la Lauda sono: Requiem di Giuseppe Verdi e Requiem e Lacrimosa di Wolfgang Amadeus Mozart. Portare in scena un’opera così struggente, accomuna la Madonna Addolorata all’immenso dolore delle madri che assistono all’abbandono della vita terrena dell’amato figlio.
Al termine della rappresentazione Mons. Pierino Liquori esprime parole di lode per la grande emozione trasmessa dalla Lauda e dal pathos interpretativo degli attori. Il dolore è nelle parole, nella gestualità e nelle voci che interpretano e sottolineano anche con un canto il lamento struggente e ogni attore contribuisce a rendere vivo il pensiero che torna alla Passione di Cristo.
Jacopo de’ Benedetti dottore in legge, famoso giureconsulto e studioso di filosofia e teologia, scrisse la Lauda in occasione della sua volontà di vestire il saio francescano, dopo aver perso, dieci anni prima, la sua novella sposa in un incidente causato dal crollo del palco in occasione della festa popolare. Dopo la scomparsa della moglie a Todi correva voce che il poeta fosse diventato pazzo dal dolore, ciò gli valse appellativo “Jacopone il pazzo”, poi semplicemente Jacopone che lui accettò volentieri. I frati erano scettici se accettarlo come “pazzo” nella loro famiglia, ebbene, Jacopone sottopose loro la lauda come segno della sua “pazzia”. I Francescani riconoscendo il grande valore evangelico non esitarono ad accoglierlo, così come sostenuto ne “La prima Lauda del libro I di Fra Jacopone da Todi” restituita a sana lezione ed illustrata dal P. Bartolomeo Sorio, edito da eredi Soliani Tip. Reali. Modena 1858.


















