di Carlo VACCA
Antonio Antonaci candidato sindaco della coalizione “Progetto per Galatina”, sostenuta da sei liste civiche. Anche per Galatina la competizione elettorale entra nel momento più caldo e decisivo. Quattro candidati sindaco supportati da trentuno liste. Solo due di queste hanno una marcata connotazione politica, ben ventinove appaiono formazioni civiche.
«A ben scrutare, sono davvero pochissime le liste pura ed autentica espressione della società civile di Galatina. È questo, invece il tratto che distingue il nostro “Progetto per Galatina” dagli altri schieramenti che sono intrisi di politica praticamente fino al midollo, pur producendosi in mille sforzi per artatamente dissimularlo. Al gong finale, la nostra rimane ancora oggi una coalizione aperta a chiunque voglia incidere in prima persona, scevro da condizionamenti o direttive politiche».
Quali sono le motivazioni che l’hanno indotta a candidarsi?
«La mia candidatura nasce dalla volontà di un gruppo di cittadini, che a suon di proseliti è divenuto sempre più ampio, fino a farne germogliare una coalizione. Denominatore comune, l’esigenza di ridare finalmente a Galatina un sindaco scelto tra la gente e dalla gente. È nata così una coalizione assolutamente priva di caratterizzazioni ideologiche e non in contiguità con nessuna delle altre».
Capitolo Sanità. Di cosa ha bisogno Galatina?
«La sanità, il riordino ospedaliero sono affare del sindaco, al quale spetta il diritto-dovere di intervenire. Daremo battaglia su un nosocomio che vanta una rosa di operatori di elevata qualità professionale e passionale, che sempre manifestano a dispetto dello smantellamento scaturito dalle decisioni della Regione Puglia. Nessuno degli altri competitor può disquisire liberamente circa l’ospedale, dato che ognuno dei tre annovera fra i propri sponsor elettorali almeno un politico al governo regionale nei decenni in cui si decideva, nell’ambito di uno studiato e rispettabile riordino, di declassare il “Santa Caterina Novella” a vantaggio di altre strutture della provincia. Qualcuno fra coloro che oggi ambiscono alla poltrona di primo cittadino ha, peraltro, avuto un ruolo politico importante, senza muovere un dito, nell’amministrazione regionale che propendeva verso tale orientamento. Ed oggi appare davvero improponibile nel ruolo, che vorrebbe ritagliarsi, di vessillo difensivo dell’ospedale di Galatina».
E lei, invece?
«La nostra, una coalizione che nasce dal basso, è l’unica che può affrontare la scottante questione senza peli sulla lingua. A beneficio della funzionalità dell’ospedale andranno l’eliminazione dei passaggi a livello e l’innalzamento dell’arcata di ponte San Giovanni, conosciuto in paese come “Picaleo”. Un caratteristico ma angusto sottovia ferroviario che separa l’ex mercato Boario dal resto della città. Sono stato, ahimè, testimone diretto di una tragica circostanza in cui un’ambulanza non riusciva a transitare sotto il ponte e fu costretta al periplo della città per soccorrere un paziente che stava male».
Con il Ponte Picaleo si è anche in zona Fiera.
«La prospettiva di creare presso la Fiera una sorta di rutilante Gardaland, formulata da altri candidati, ci trova distanti. Potrebbe forse andare bene al faraone ed alla sua corte, ma porterebbe profitto alle aziende che lo costruirebbero e gestirebbero, senza giovare in modo alcuno al commercio galatinese. E neppure si avverte il bisogno di nuove strutture sportive, di cui il comune è già dotato e che vanno rilanciate».
Quale futuro si immagina allora per il quartiere fieristico?
«Il quartiere fieristico deve annettere una funzione sociale di volano per l’economia collettiva. Puntiamo più concretamente ad un turismo congressuale di alto livello. I fondi PNRR vanno utilizzati quindi per creare un centro congressi nazionali di ampio respiro che attragga sponsor importanti ed origini flussi di denaro. Attraverso il web, dovremo altresì proiettare in tutto il mondo i nostri prodotti tipici agro alimentari ed enogastronomici, i nostri manufatti, le nostre eccellenze. E convogliare poi gli operatori internazionali interessati in appuntamenti fieristici settoriali ad hoc. Questo è il sentiero battuto con successo da importanti aziende galatinesi, come ad esempio la “Gda” – officina tessile di Pierluigi Gaballo. Si darebbe in tal guisa linfa vitale a ristoranti, punti ristoro, bed and breakfast, alberghi. La nostra amministrazione s’impegnerà, al riguardo, alla strutturazione dell’Albergo Diffuso, recuperando in accordo con i proprietari i palazzi o le case fatiscenti del centro storico. In fiera si potrebbe tenere, come si usa altrove, un appuntamento annuale tipo un Salone dello Studente con eventi live di affiancamento, in un’ottica di orientamento al lavoro ed all’alta formazione. Il che ci stimola più globalmente al potenziamento del servizio Informa-Giovani. Sempre in campo di politiche sociali, va data voce alla terza età attraverso la costituzione di un osservatorio permanente all’interno dell’esistente commissione Pari Opportunità. Che deve essere sì di genere, ma anche di età e tutelare in prima misura le fragilità».
Tornando al quartiere fieristico, lì è collocato anche il mercato settimanale.
«Non ha senso alcuno far permanere in quel sito l’area mercatale settimanale. Sono gli stessi operatori, il cui numero si è ridotto da oltre quattrocento ad un centinaio, a ritenere che questo porterebbe alla distruzione definitiva del tradizionale mercato del giovedì. Va immediatamente individuata, di concerto con i commercianti, una nuova zona da adibire stabilmente al mercato».
Perché gli elettori dovrebbero accordarle la loro fiducia?
«Perché vogliamo far crescere Galatina, rigenerarla, digitalizzarla, in definitiva rilanciarla e restituirle dignità politica. E perché siamo assolutamente liberi. Liberi di rendere conto al nostro unico sponsor, vale a dire ai cittadini».


















