di Carlo VACCA
Antonio Antonaci, candidato sindaco alle prossime amministrative di Galatina, è il medico di medicina generale che ha ispirato con la sua intuizione l’iter legislativo nazionale sull’introduzione dello psicologo per i pazienti. Dott. Antonaci come nasce questa candidatura?
«È la sintesi dall’incontro di idee, valori e sensibilità, nasce dal desiderio di partecipazione che, da più parti, donne e uomini hanno manifestato volendo mettere in moto un meccanismo di rinascita della comunità in cui vivono. Un nuovo protagonismo di chi finalmente ha avvertito su di sé la responsabilità di far ripartire una città zavorrata dalle ambizioni dei soliti noti, gli stessi che da decenni la tengono imprigionata nell’incantesimo delle promesse non mantenute e che ci hanno consegnato una stagione di nanismo politico che ha finito per isolarci. In questi ultimi anni, Galatina ha tenuto grazie alla sua storia, alla bellezza dei luoghi, all’impegno instancabile delle associazioni e degli operatori. È ai loro sacrifici, alla loro richiesta di cambiamento, alle loro aspettative che dobbiamo una alternativa per l’avvio di una stagione nuova».
Quale coalizione la sosterrà in questo percorso?
«Ci sono già delle liste civiche che condividono la nostra stessa visione della Galatina di domani e stiamo animando un percorso che vogliamo sia aperto al contributo di chi vuole impegnarsi per creare connessioni positive: l’obiettivo è riunire le energie migliori in grado di dare valore aggiunto a una piattaforma programmatica che intendiamo scrivere insieme ai cittadini, attivando un vero percorso di partecipazione dal basso con la costituzione di tavoli tematici permanenti. Possiamo contare sull’esperienza di alcuni compagni di viaggio e vogliamo scommettere sull’entusiasmo dei più giovani per allenare una nuova classe politica che non lasci indietro nessuno, che si prenda cura delle situazioni più fragili, che lavori a una Galatina inclusiva, moderna e proiettata verso le sfide del futuro».
Negli ultimi anni Galatina ha perduto il ruolo di centralità che aveva nel passato…
«Un tempo Galatina era avanguardia pura e capofila nella cultura, nel commercio, nella produzione artigianale, nella erogazione dei servizi sanitari. Poi abbiamo assistito a un isolamento amministrativo che ha portato la città quasi a scomparire, all’assenza di impulsi, allo spreco delle risorse migliori e dei talenti. Se non stiamo attenti, se non saremo capaci di reagire, questa volta rischiamo addirittura di diventare feudo di Sogliano o “colonia” di Nardò».
Lei cosa propone per fare recuperare alla città il ruolo che le spetta?
«Noi non vogliamo rassegnarci, anzi vogliamo riaccendere quel faro che sia richiamo per tutti, che sia il segnale per restituire a questa nostra città il protagonismo che merita attraverso, ad esempio, la piena valorizzazione del suo patrimonio, compreso quello periferico che mostra tracce importanti del nostro passato: basti pensare alla piccola chiesetta addossata a Ponte San Giovanni e al complesso masserizio con un’altra piccola chiesetta, quella della Madonna della Grottella, sottoposta al piano stradale e quasi totalmente nascosta dalla vegetazione infestante. E tanto altro che avremo modo di approfondire confrontandoci con i cittadini».
In questo frangente storico quanto è importante l’accesso a fondi e bandi pubblici per un ente?
«Oggi, anche l’amministratore più competente e preparato deve dotarsi di un pool di professionisti e deve mettere in campo una capacità progettuale mai vista per cogliere le opportunità offerte dal PNRR e dai bandi pubblici. Le opportunità sono infinite, soprattutto se si ragiona in ottica intercomunale: possiamo concretamente realizzare infrastrutture, servizi, digitalizzare e modernizzare gli uffici, fare formazione, sostenere le filiere e rilanciare il turismo».
Non c’è solo l’economia, ma ci sono anche gli obiettivi sociali e ambientali. Cosa propone?
«Gli obiettivi economici coincidono strettamente con quelli ambientali. Il modello che si propone è quello che concilia la crescita con la tutela dell’ambiente e con l’attenzione alle fasce più fragili della popolazione. Si parla già da un po’ di comunità energetiche, di autosufficienza energetica, di cooperazione e di welfare di comunità. Dovremmo iniziare a parlarne anche a Galatina».


















