Alle 16:13 di sabato 4 dicembre scorso ho scattato la foto dell’orologio posto sulla facciata della torre dell’INA, a ridosso dell’anfiteatro romano in piazza sant’Oronzo. È fermo da tempo e, nell’indifferenza generale e di chi dovrebbe rimetterlo in funzione, rimarrà così chissà per quanto.
Nei primi mesi del 1954 il medesimo orologio si fermò alle ore 9:27 e l’attento redattore del giornale che sto consultando, evidenziava il fatto che non vi era alcuno che pensasse a ravvivarlo.
«D’altro canto – leggo – nemmeno gli orologi che le ditte fabbricanti offrono per la pubblicità si può dire che brillino per assistenza; e difatti al trivio fra Via Fazzi, Via Marconi e via Dino Grandi o 25 Luglio che dir si voglia, un altro orologio issato sulla pastorale della pubblica illuminazione fa da spartivia segnando da più mesi in qua la stessa ora. Per quello sono le 16:44. Se comprate l’orologio di questa marca, sembra dire, starete freschi…e fermi».
È chiaro direttore? Dopo oltre sei decenni pieni, l’indole di questa città è rimasta (per certi aspetti, beninteso!) ferma nel tempo, né vi sono segni di miglioria. È mutato lo stile degli orologi pubblici. Questo sì. Li ricordo quelli vecchi, se la memoria non m’inganna, a forma di parallelepipedo, illuminato internamente da neon, sulle cui facce vi era la pubblicità di attività commerciali cittadine. Quelli odierni sono di finta ghisa col cipollotto stile inglese (così mi pare). Ma l’efficienza e il servizio che dovrebbero offrire al cittadino non si rifà proprio alla nazione di riferimento, conosciuta come sinonimo di efficienza tanto che molti giovani vi si trasferiscono!
E allora, vista l’inefficienza e, quindi, l’inutilità, perché non si eliminano? Si libererebbero i marciapiedi già eccessivamente occupati da pali (ingombranti) di segnaletica, a volte superflua.
Al posto tuo bandirei un concorso tra i lettori de ilgrandesalento.it: a chi presenta l’elenco degli orologi pubblici funzionanti, il regalo di una consumazione di altrettanti caffè al bar convenzionato.
Te ne usciresti con una spesa irrisoria. Che ne dici?

Rossella Barletta