L’autore di questo intervento, Pantaleone Pagliula, figlio di un Internato militare di Nardò, è stato invitato dal Presidente della Repubblica, a partecipare a Roma alla cerimonia in occasione della 1ᵃ Giornata degli Internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda Guerra mondiale, che si è svolta al Palazzo del Quirinale, venerdì 19 settembre, alle ore 12:00.

Pantaleone PAGLIULA
La Repubblica Italiana riconosce il 20 settembre “Giornata degli Internati Militari Italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale “ al fine di conservare la memoria dei cittadini italiani, militari e civili, internati nei campi di concentramento, dove subirono violenze fisiche e morali e furono destinati al lavoro coatto, a causa del proprio rifiuto di collaborare con lo Stato Nazionalsocialista e con la Repubblica Sociale Italiana, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
Finalmente ogni anno si celebrerà il fermo NO di questi uomini alla guerra e all’odio, sperando che le loro drammatiche storie, il loro sacrificio si trasformino in un messaggio di pace rivolto soprattutto alle giovani generazioni.
Per molti anni in Italia l’odissea di circa 650.000 uomini è stata messa in secondo piano, come facente parte di una storia minore, privati di ogni dignità, senza tutela e protezione da parte delle convenzioni internazionali. Uomini che per il Reich non erano prigionieri di guerra ma solo utili alla causa tedesca, deportati nei Lager per essere utilizzati, nelle più deprecabili condizioni di vita, a un lavoro coatto dall’industria bellica e dall’agricoltura.
Purtroppo questa giornata cade in un triste periodo nel quale i potenti della terra anziché far tacere le armi e intavolare dialoghi per la tregua stanno contribuendo a inasprire guerre che vanno avanti alla cieca, senza regole e senza limite. Sembra che questi potenti non abbiano la ferma intenzione di interrompere il ciclo della vendetta, di dire basta alle guerre portando avanti obiettivi non dettati da sentimenti umani ma esclusivamente da interessi economici, territoriali e imperialistici.
Quante persone devono ancora morire perché si avvicini la pace nel conflitto tra Putin e Zelensky dopo tre anni di guerra che ha seminato oltre un milione di vittime e un impatto ambientale devastante con effetti globali sul clima dell’intero Pianeta?
Ancora più tragica è la situazione sul fronte del Medio Oriente dove un esercito agguerrito e armatissimo, per distruggere il movimento terroristico di Hamas, sta sterminando e costringendo alla fuga, un popolo di civili, di bambini, di donne, di anziani, assolutamente incolpevoli della strage del 7 Ottobre, con bombardamenti mirati alle scuole, sugli ospedali, sui giornalisti, sulla gente affamata che sta in fila per un mestolo di minestra.
Tutto questo sembra non avere mai fine e l’imposizione sta prevalendo sul rispetto dei diritti umani, sull’autorità dell’ONU e puntando solo su una vittoria militare attraverso guerre ad oltranza che dovrebbero portare alla distruzione totale di uno sull’altro. Tutto questo in un mondo interconnesso che alimenterà nelle generazioni future una catena di odio, rancore e vendetta.
Che cosa possiamo fare in questa situazione per non sentirci complici se non continuare a manifestare in tutti i modi la nostra contrarietà e denunciare che stanno saltando i fondamenti della convivenza umana, dell’umanità. Quei fondamenti che proprio alla fine della Seconda guerra mondiale i popoli di tutto il mondo avevano posto come barriere invalicabili.
Quanto mai occorre gridare e ripetere con fermezza i NO alla guerra e all’odio che i nostri genitori, i nostri nonni Internanti Militari Italiani hanno detto ai nazisti e ai repubblichini dopo l’8 settembre 1943.
Sarebbe molto significativo che le scuole, i giovani e i cittadini accogliessero l’invito del Museo della Memoria e dell’Accoglienza di Santa Maria al Bagno di visitare la sezione con oggetti personali e documenti recentemente donati dai familiari degli IMI al Museo e partecipare al programma del 20 settembre, alle ore 11, dove si darà “voce agli Internati Militari Italiani” con letture, proiezioni di documentari e testimonianze dei familiari.
Mio padre, Nino Pagliula, un IMI, alla fine di ogni incontro con i tantissimi giovani ripeteva sempre il suo avvertimento: «mai più la guerra e non finite mai di lottare per la libertà».


















