- Per la profondità del pensiero e la sua grande attualità ripubblichiamo questo intervento dell’on. Giacinto Urso, apparso sul “Quotidiano” del 14 settembre 1999, grande e antico sostenitore dell’unità del territorio delle province di Brindisi, Lecce e Taranto.
di Giacinto URSO
Sono piccole notizie, che possono preludere a eventi significativi, come quella che, dopo qualche lustro, annuncia la voglia dei Presidenti, delle province di Lecce, Brindisi e Taranto di vedersi allo stesso tavolo per sentirsi, non solo storicamente, Salento. Un incontro, quello che si svolge oggi a Lecce, che porta soddisfazione a chi ha sempre creduto nel “valore Salento”, anche quando le divaricazioni territoriali si sono estese oltremisura, rendendoci, quasi, stranieri in casa. È vero, pure, che l’avvento unificante della Regione ha alquanto smorzato le realtà provinciali e ancor di più quelle interprovinciali. Il tempo, però, e gli accadimenti hanno fatto conoscere che la conservazione naturale di un circoscritto territorio non indebolisce l’unitarietà regionale. Anzi la rafforza, la rende più consona e puntuale, l’arricchisce con il lievito della peculiarità, che non è un bieco o miope localismo di bandiera.
È segno, invece, di coesione e di comprensione, che spesso, ai tempi di oggi, difettano in misura maggiore se la Regione si chiama Puglia e, quindi, risulta composta, anche per destino geografico, da due ben definiti distretti: quello foggiano-barese e quello salentino, diversi in cultura, tradizioni e intraprendenza. Purtroppo, le differenziazioni non sono poche e, in molte occasioni, sospingono al richiamo inattuale di vecchie polemiche e a soventi lotte intestine in nome di presunti (non sempre) soprusi patiti. Proprio tutto ciò impone di trovare una migliore amalgama all’identità regionale, che non può essere attuata con lo sterile richiamo rivendicativo di una Regione Salento, soppressa da una astuzia procedurale in sede di Costituente.
Ciò chiarito, a scanso di equivoci e velleitarie nostalgie, è invece da ritenere doveroso e conveniente ritrovare il Salento perduto per comuni manchevolezze e accumulate sordità, messe, per esempio, a scena aperta, nella triste disputa sulla megacentrale di Cerano e nella “gemmazione” delle facoltà universitarie tarantine dal ceppo barese e non dall’affine tronco leccese, divenuto tale per il sostegno del Consorzio universitario salentino, voluto, quarant’anni or sono, dalle tre province-sorelle.
Altre occasioni e altri avvertimenti, passati e presenti, hanno messo in evidenza diffidenze, indifferenze, stonate posizioni e perfino scontri aperti. È tempo, siamo pure in ritardo, che tutto ciò abbia fine e che si ripristini una concorde operatività salentina, lucida, propositiva, qualificata nel contesto regionale. Lo reclamano anche aspre, terribili contingenze: sicurezza pubblica, disagio sociale, qualità della vita. Perciò, lo stare assieme deve servire per accrescere autorevolezza ma anche per rinnovare un’antica fraternità di autentico stile salentino.
Per sessantacinque anni ha operato nelle Istituzioni divenendo, tra l’altro, Sindaco di Nociglia, Deputato al Parlamento, Presidente della Commissione Sanità della Camera dei Deputati, Sottosegretario di Stato, Presidente della Provincia di Lecce, Difensore civico della stessa e cittadino onorario di Lecce e di altri Comuni; è Cavaliere di Gran Croce, massima onorificenza della Repubblica italiana.


















