di Vincenzo CARRIERO
A Sud di nessun Nord, come recita il titolo di un originale libro di Charles Bukowski, si staglia la Puglia meridionale. La penisola jonico-salentina. Quella che, con un certo romanticismo per la geografia politica e la storia dei luoghi, un tempo veniva chiamata Terra d’Otranto. Un triangolo ai cui vertici insistono le città di Taranto, Lecce e Brindisi. L’ordine non è casuale. La ripartizione segue il criterio della valenza demografica. Dei circa quattro milioni di abitanti che popolano la “California d’Italia”, poco meno della metà risiedono nel suo Cono Sud. Senza i territori jonico-salentini, la Puglia sarebbe una Calabria appena più grande. Una Basilicata al cubo. E non la Regione del Sud che si dà arie da Nord mediterraneo.
Noi pugliesi che la questione meridionale l’abbiamo in parte inventata, contribuito a coniarla, grazie agli scritti e all’acume analitico dei Gaetano Salvemini e dei Tommaso Fiore, viviamo i suoi negletti effetti in maniera doppia. Per una sorta di gemmazione del destino, la questione meridionale è nazionale e locale in egual misura. Esiste un Sud del Paese lontano (economicamente e socialmente) dal Nord. Esiste un Sud della Puglia distante – e distinto – dal Nord della Puglia. L’Autostrada del Sole termina a Massafra, a soli 20 km da Taranto. L’alta velocità ferroviaria riguarda la sola tratta Bari-Napoli. Le mobilità infrastrutturale sulla dorsale adriatica è anni luce avanti rispetto all’asse jonico e magno-greco. Dei tre maggiori porti pugliesi, solo quello di Bari si è ritagliato un ruolo di inter-porto. Di cerniera economica e produttiva tra processi produttivi e vocazioni distributive. Tra dimensione locale e afflato globale. Quelli di Taranto e Brindisi assistono inermi. Annaspano alla ricerca di una ribalta politica puntualmente disattesa.
I luoghi del potere diffuso popolano la sola superficie urbana di Bari; alle altre città della Regione non resta che recitare un ruolo ancillare. Da sempre. Sin dall’istituzione degli enti regionali avvenuta nei primi anni ’70 del secolo scorso. Un secolo breve dagli effetti larghi. Logiche secessionistiche non servono. Sono fuori dalla storia. Lasciamole pure ai vichinghi di un Nord egoista e poco acculturato. Serve, invece, una maggiore autonomia. Logiche da distretti competitivi e integrati. Una Puglia una e trina, insomma. Da Nord a Sud. Perché senza la penisola jonico-salentina, si scivola nell’anonimato ordinario. Nel fine terra mai. Altro che California d’Italia…


















