Grande Salento, ieri e oggi
Elaborati dei ragazzi dei Licei salentini che hanno aderito al progetto “La Storia va a scuola“, promosso dalle Edizioni Grifo di Lecce, realizzato grazie al sostegno della Banca Popolare Pugliese, e la collaborazione del Nuovo Quotidiano di Puglia, con la donazione del volume “Storia del Grande Salento“, di Lino De Matteis, a 300 alunni dei Licei classici “Archita”, “Galileo-Ferraris” e “Righi” di Taranto, “Palmieri” e “Siciliani” di Lecce, “Marzolla” di Brindisi. Tutti gli elaborati pervenuti vengono pubblicati, singolarmente, online sulla rivista ilGrandeSalento.it, a conclusione una selezione sarà pubblicata anche sulle pagine del “Quotidiano”.
Liceo Statale “P. Siciliani”, Lecce

Nicole CAPUTO
Classe 2A – Liceo Linguistico Cambridge “Pietro Siciliani” – Lecce

Il volume Storia del Grande Salento di Lino De Matteis non è semplicemente un trattato storiografico, ma un’opera visionaria che si propone di ricucire la trama identitaria di una terra troppo spesso frammentata dalle logiche amministrative moderne. Con uno stile narrativo fluido ma rigorosamente documentato, De Matteis conduce il lettore in un viaggio che attraversa i millenni, partendo dalle radici messapiche e magno-greche per arrivare alle sfide della contemporaneità.

Il pregio principale dell’autore risiede nella capacità di guardare oltre i confini provinciali di Lecce, Brindisi e Taranto, restituendo dignità all’antico concetto di Terra d’Otranto. L’opera si configura come un grande affresco in cui le vicende politiche e le dominazioni (bizantine, normanne e aragonesi) si intrecciano indissolubilmente con la cultura popolare, l’architettura barocca e l’economia locale.

De Matteis non si limita a elencare date e battaglie; egli scava nell’anima profonda del territorio, analizzando come il Grande Salento sia stato, per secoli, un ponte naturale tra l’Occidente e l’Oriente, un laboratorio di convivenza e resistenza culturale. La tesi di fondo è potente e attuale: la riscoperta di una regione storica unitaria non è un mero esercizio di nostalgia, bensì una strategia indispensabile per lo sviluppo futuro.

Attraverso una narrazione che sa essere al contempo epica e analitica, il libro smonta i campanilismi sterili e invita a una riflessione corale sulla forza di un legame territoriale che affonda le sue radici in un passato condiviso. Dalla lettura emerge una consapevolezza nuova: quella di appartenere a un ecosistema umano e geografico unico. Riscoprire questi particolari magnifici della storia comune diventa quindi necessario per comprendere non solo le origini del “tacco d’Italia”, ma soprattutto verso quale destino debba dirigersi questa terra, superando le attuali divisioni per ritrovare un’anima collettiva.