Saverio DE FLORIO

La diffidenza e la contrarietà dei tarantini al progetto del Grande Salento che auspica la cooperazione tra Brindisi, Lecce e Taranto, non sono dovute alle visioni e divisioni storiche ed anacronistiche tra messapi e spartani, bensì a questioni di abuso e coercizione politica ed amministrativa su tre questioni vitali per lo sviluppo di Taranto. Non se ne parla mai, ma invece bisognerebbe parlarne in prima istanza.

La classe politica di Brindisi è da molti anni sempre attiva per impedire che Taranto abbia voli di linea ed uno sviluppo per il proprio aeroporto di Grottaglie, inoltre, sempre la classe politica di Brindisi si è attivata con ogni mezzo per impedire la sottoscrizione di contratti tra il porto di Taranto e gli operatori marittimi della Cina. Attualmente, il principale progetto di sviluppo del porto di Brindisi ruota, guarda caso, proprio attorno all’ampliamento del porto adriatico al fine di trasformarlo in hub internazionale dei trasporti e dell’industria automobilistica cinese. Come si possono chiamare queste operazioni? Gioco di squadra? Pregiudizio immotivato dei cittadini di Taranto?

Inoltre, le classi politiche di Lecce e Brindisi nei mesi scorsi si sono attivate per modificare i termini del progetto ferroviario adriatico europeo (corridoio TEN-T), che prevedeva la tratta finale di Bari-Taranto e che, tramite un maldestro tentativo, si voleva trasformare in una nuova linea europea Bari-Brindisi e Lecce, malgrado il porto core valutato in origine dall’Unione Europea per l’ultima tappa del corridoio internazionale ferroviario fosse il porto di Taranto, per il motivo che la città di Lecce non è sul mare e non possiede un porto core.

Infine, qualcosa che ha minato ancor più profondamente il sentimento di cooperazione con la provincia di Taranto: alcune passate campagne di promozione turistica della Regione Puglia negli altri scali italiani, escludevano la pubblicità dell’area tarantina, perché ci si vergognava dell’ILVA. Taranto avrebbe infatti “macchiato” la pubblicità estiva delle località turistiche delle altre province. È forse questo un “gioco di squadra”?

Sono questi i veri motivi del congelamento e fallimento di un progetto territoriale che, sicuramente, avrebbe dato vigore sia politico che economico alle tre province a sud della Puglia, impedendo, di fatto, alla classe politica di Bari di intercettare per sé gran parte dei fondi per lo sviluppo regionale e di decidere sulla propria infrastrutturazione e sul proprio sviluppo in piena autonomia e senza alcuna interferenza e mediazione con le altre province: libertà riservata solo alla città metropolitana di Bari e a nessun altro.

Gioco di squadra nell’interesse e per il bene comune? Ci spiace tanto, ma i tarantini non lo hanno purtroppo mai visto, altrimenti, anziché vedere una linea ferroviaria Bari-Napoli per la quale sono stati richiesti sei miliardi e mezzo di euro e che costringe i cittadini di Lecce e di Brindisi ad allungare i tempi di 40 minuti per andare a Napoli e Roma, i tarantini avrebbero visto richiedere alla Regione Puglia le linee ferroviarie e stradali dirette e veloci di collegamento tra Lecce, Brindisi, Taranto, Matera, Potenza, Salerno, oppure Matera, Napoli e Roma, per passare velocemente dall’Adriatico al Tirreno (si ricordino l’antica e cara via Appia, costruita sulle più antiche strade dei greci e degli stranieri, o la più antica “via degli Achei”). E perché mai la classe politica dirigente di alcune province preferisce che i cittadini di Lecce e di Brindisi risalgano l’Adriatico sino a Bari per potersi recare a Napoli e Roma e, quindi, verso il Tirreno, saltando il passaggio per Taranto e bruciando ad ogni viaggio 40 minuti di tempo in più ed innumerevoli litri di carburante? Devo scriverlo io?