di Enrico ASTUTO
Come è noto, il divario economico Nord Sud dal dopoguerra in poi probabilmente è rimasto invariato se non aumentato, nel senso che, sia pur nella crescita, le distanze tra le due aree sostanzialmente non sono variate. Il Nord ha certamente i suoi meriti ma si deve riconoscere che lì lo Stato ha profuso, non lesinato, fruttuosi investimenti in opere pubbliche infrastrutturali ed industriali. Per cui ancora oggi si può dire che il Sud langue, le distanze pesano, le infrastrutture mancano e gli investimenti pubblici, quando ci sono, sono strumentali e funzionali agli interessi del Nord (acciaieria a Taranto, Petrolchimico a Brindisi, Centrale elettrica a carbone a Cerano, ai rispettivi territori pur creando lavoro hanno portato devastazione e morte), se non semplicemente assistenziali.
Per il Salento poi (sud del sud) c’è un di più, la pretesa di Bari di soverchiare le altre province in nome di un primato inesistente che ha portato, specie dopo l’istituzione della regione, ad un continuo lavorio, manifesto e sotterraneo, per creare contrapposizioni artificiose tra le altre province, per concentrare su Bari iniziative e risorse, e per sottrarre o ritardare al massimo quelle inevitabili da realizzarsi nelle altre province. Chi non ricorda la ventennale attesa del completamento della superstrada Bari-Brindisi (che arrivata a Monopoli non si muoveva più?) . Solo per il Salento, nell’indifferenza del governo regionale, si invoca l’assurdità della convenienza economica quando si tratta di realizzare infrastrutture da parte di enti pubblici. Se agricoltura, artigianato, industria e turismo non sono morti ed in qualche caso hanno fatto dei progressi lo si deve al silenzioso impegno dei singoli imprenditori che però senza il supporto dell’intervento pubblico, soprattutto infrastrutturale, il salto in avanti non lo potranno mai fare.
Interventi infrastrutturali che per risultare efficaci e dare un ritorno a coloro che non intendono realizzarli vanno coordinati e portati a termine in breve periodo di tempo e non uno ogni 10 anni. Alta velocità e alta capacità adriatica e tirrenica, scalo ferroviario di Surbo, superstrada Bradanico-Salentina, metropolitana di superficie, ammodernamento porti e aeroporti e relativi raccordi, sono tutti interventi attesi ormai da troppo tempo, alcuni da svariati decenni. Il loro mancato realizzo ha pesato e pesa enormemente sull’economia salentina e sul suo progresso e sul divario che tutti si limitano a rilevare a parole.
Ecco perché, acclarato col tempo che la politica non funziona mancando di visione, è ormai urgente una forte spinta dal basso, una fattiva e produttiva partecipazione dei cittadini: la creazione di un comitato promotore, una sottoscrizione pubblica e un osservatorio permanente, ovviamente non restando sulla carta.


















